L’arte è il petrolio non estratto dai talk politici

Questo articolo è stato scritto per l’Huffington Post.

Diciassette approfondimenti in 5 giorni. La nuova stagione tv prevede (se si escludono le strisce quotidiane, i vari Uno Mattina e Mattino 5) un aggiornamento con l’attualità ogni 7 ore. Il 20% di questi spazi si occuperà di cronaca, il restante 80% si specializzerà nella politica italiana che a sua volta è diventato il simbolo della posticipazione.

Il menù mediatico non prevede dei momenti dedicati all’estero, essenza della tv di Lerner (che ha terminato, lo scorso giugno, il suo percorso con la7). La guerra in Siria, le elezioni in Germania ma anche il flop politico di Assange (che non è riuscito a replicare lo sfondamento, presunto, di Grillo e il Movimento 5 Stelle) saranno, malgrado le evidenti influenze che hanno sul mercato italiano, spunti solo per i tg.

Il 1° novembre, al più tardi, onoreremo tutti i morti le proposte defunte che hanno convinto il pubblico la scorsa estate. Ci mancherà Petrolio (il programma del Tg1 condotto da Duilio Giammaria) che per tutto agosto ha provato, con un’immagine contemporanea, a prelevare il buono del paese dalla melma del presente.

Petrolio ha portato sulla tv generalista il prossimo trend televisivo (il successo di un talk politico, o di un talent, è inversamente proporzionale alla proposta sempre più strabordante). L’utenza, davanti l’imbruttimento del globo, cerca il bello. L’arte. “Potevo farlo anch’io”, il programma di Sky Arte con Alessandro Cattelan (capitano di X Factor), ha anticipato il progetto analogo realizzato da James Franco e il probabile prossimo impegno di Geppi Cucciari (pronta, secondo Tvblog e Davide Maggio, al programma Rai “Dopotutto non è brutto”).

Il seguito, auspicabile, dell’approfondimento del Tg1 non è da considerarsi un semplice esercizio di stile. L’attualità, quella non prevista dalla proposta autunnale, si sta avvicinando all’arte. Il mandato del ministro Bray è la metafora migliore per raccontare gli sprechi della pubblica amministrazione o il cortocircuito con i privati (stranieri se si ragiona di Pompei, restaurata grazie l’intervento tedesco). La nomina dei 4 senatori a vita, come notava Massimiliano Fuksas sull’Espresso, stabilisce che lo spazio inquinato (se si ragiona dell’Ilva di Taranto), protetto (dagli abitanti della Val di Susa contrari alla Tav) o pulp (ogni volta che un turista scatta una foto al relitto della Costa Concordia) ha un valore politico.

Nell’arte passa, infine, il passato e il futuro dell’Europa, interfaccia esplicita dell’Italia. La negoziazione tra Norvegia e Spagna sui lavori locali di Picasso (che ai cittadini del Nord ricordano la strage di Utoya) racconta meglio di molti talk sulla moneta l’inquietudine di un continente che cancellerebbe tutto (anche le promesse sottoscritte nel 1999 con l’Euro) pur di non affrontare il proprio presente.

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