La svolta personallizzata (sui gay) di Papa Francesco

Questo articolo è stato scritto per GAY.tv

Delle giornate mondiali della gioventù di Copacabana resterà la prospettiva, l’incapacità di intuire i momenti indispensabili vissuti da Papa Francesco in Brasile. La maggior parte dei mass media italiani si è concentrata sulla capacità del prelato di diventare, come Giovanni Paolo II, una calamita per i giovani cattolici. I tre milioni di persone che hanno pregato sulla spiaggia hanno fatto sparire le storie simbolo della recente GMG. Sul palco papale, venerdì sera, è salito un ragazzo paraplegico che ha iniziato il suo percorso durante le GMG di Madrid. Con la platea davanti a lui e quella, più numerosa, che lo seguiva da casa ha condiviso la sua sessualità. “Sono vergine e conto di non avvicinarmi alle mutande della mia futura moglie fino al matrimonio”.

Le sue parole, pronunciate in mondovisione, perpetuano un doppio tabù (quello religioso e l’altro riconducibile all’handicap) eppure non hanno avuto l’eco che avrebbero dovuto avere. L’attenzione degli addetti lavori, quindi dell’audience è andata sull’apertura, presunta, del Pontefice che non crede di essere la persona giusta per giudicare i gay. Le sue parole sono state tradotte da molti professionisti. C’è chi ha parlato di rivoluzione e chi di, ennesima, restrizione. Tutti, in linea di massima, non hanno sottolineato che la svolta, probabile, della Chiesa è avvenuta in un contesto gay-friendly. Le GMG organizzate dopo il 2001, anno del primo matrimonio olandese tra persone omoaffettive, si sono tenute in Stati che riconoscono le unioni gay.

Questo punto di vista non è stato preso in considerazione dai numerosi cervelli atei italiani, o percepiti come tali, che sui social network hanno disquisito sulle dichiarazioni di Sua Santità. Le sue parole sono un palliativo, presunto, che non possono permettere al Governo Letta di posticipare l’emancipazione delle persone omoaffettive. Il suo silenzio sui gay, iniziato subito dopo l’ingaggio ricevuto da Napolitano, dovrebbe stimolare il dibattito pubblico più di uno strano strillo benedetto.

A Papa Francesco è servito un solo aggettivo per annullare le sue scadenze. Il matrimonio tra un uomo e donna è un progetto di sua competenza eppure le percosse, sempre più numerose, che si sentono nello spazio familiare non sono sulla sua agenda. L’apertura, probabile, sui gay è un alibi perfetto che permette a tutti di vedere un panorama proprio. Al cittadino sembra di esser capito dalle istituzioni. Al cattolico di essersi fatto carico delle colpe altrui. Nessuno dei due può, però, sostenere oggi di essere un pezzo della società che vorrebbe scorgere. Le parole cadono. I fatti costruiscono.

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