Dalla singletudine di Sex and The City alla solitudine di Dates

Questo articolo è stato scritto per Linkiesta.

“Se ti dovessi sentir sola” è la dedica che Mister Big lascia, per Carrie, sul disco di Henry Mancini. La storia d’amore tra i due, scheletro di Sex and the City, sintetizza un momento storico svanito, non previsto nemmeno dal prequel della serie basato sulla provincia americana. La solitudine urbana, sfumatura di Sex and the City, non è più l’anticamera della famiglia, finale parziale della fortunata serie. La singletudine, oggi, è la società.

La metà delle famiglie tedesche, evidenzia la Repubblica, è composta da una sola testa. A Berlino, secondo l’Istituto nazionale di statistica, l‘83,3% delle famiglie è composta, al massimo, da due persone. In vent’anni i nuclei piccoli sono aumentati del 10 per cento. Un trend che in poco tempo potrebbe replicarsi in Italia dove i single sono un terzo della società. Nel 2000 solo una famiglia su cinque era composta da un solo componente.

Nella stanza principale del presente non ci sono solo i bamboccioni tardivi. In molte case ci sono persone che hanno provato, senza successo, la convivenza. Loro, il mercato in crescita, sono il nuovo obiettivo dell’industria dell’immaginazione. Per loro Channel 4 (il canale innovativo della tv inglese che ha investito sull’imprescindibile Black Mirror) ha creato Dates. La serie rappresenta la solitudine urbana, scandita da semplici istanti. La complessità di un singolo caso che in ogni episodio mette in scena storie non sviluppate in seguito. In Dates non esistono protagonisti ma solo comparse.

Nella serie, inoltre, non esiste uno storico. L’incontro reale tra individui conosciuti in chat si basa su un bisogno ingiustificato. I personaggi di Dates seducono pur di non spiegare quando e come si è spezzata la loro esistenza. Questa attività gli regala il tanto agognato anonimato, centro di In-treatment, il cult televisivo basato sulla terapia psichiatrica.

La serie, tradotta da Sky per gli spettatori italiani, dal 2008, anno del debutto statunitense, intercetta l’inconscio della società sola che spera negli appuntamenti al buio di Dates. Dario, interpretato da Guido Caprino, non può parlare in pubblico della sua professione. «Sono – racconta l’uomo durante la sua prima seduta – un infiltrato, uno di quelli che si vedono nei film che non finiscono, però, nei tg. Faccio il mio lavoro e poi sparisco. Potrebbero spararmi».

Dario, simbolo della sicurezza nazionale setacciata dai mass media che cercano delle spiegazioni sul caso kazako, è una delle tante persone che affronta la propria solitudine con uno psicologo. In Italia esiste un terapeuta ogni 740 abitanti. In meno di tre anni, ipotizza l’Ordine degli psicologi, i professionisti specializzati nella cura della psiche saranno il 10% in più. In-treatment, prima, e Dates, poi, provano, come Sex and the City a suo tempo, a fotografare un momento di passaggio. Oggi, probabilmente, siamo ostaggi dei like che ci impediscono di essere noi stessi fuori dai social.

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