La memoria è il futuro della tv e dell’Italia

Questo articolo è stato scritto per l’Huffington Post.

L’Alcoa sarda rappresenta il percorso la7 di Luca Telese. La storia, raccontata durante la puntata lunga di In Onda del 16/07, ha fatto parte del primo salotto tv del giornalista. La stessa operaia sfiancata dal silenzio delle istituzioni aveva scompaginato, a suo tempo, lo studio di Tetris, il “talent-talk” che Telese ha condotto dal 2007 al 2011. La fine del percorso la7 del giornalista (a Mediaset dal prossimo autunno) ha coinciso con il suo inizio.

La storia di Telese non è la sola che si può riassumere in una sola sfumatura. Altri, prima di lui, han capito che l’emancipazione dal mezzo avviene attraverso momenti precisi. Parte del successo di Santoro si deve allo scontro perpetuo che il giornalista ha avuto con Berlusconi. La riappacificazione mediatica tra i due, evento record per la7, è avvenuta dieci anni dopo l’editto bulgaro che mise fine anche al Fatto di Enzo Biagi. Quello spazio, malgrado le numerose sperimentazioni successive, non è stato ancora colmato.

Il percorso di Santoro, Telese e altre maschere tv è una metafora perfetta per raccontare il presente del paese. L’Italia e il piccolo schermo hanno rinunciato alla memoria. L’oggi pare essere solo l’oblio che, secondo Chiambretti, connota il mezzo. Mentre in tv perpetua una certa mediocrità che non garantisce l’emancipazione le persone, in Parlamento, rinunciano al proprio passato.

“Quanto a Bonino, scriveva Ezio Mauro il 15 luglio sulla prima pagina di Repubblica, la sua storia è contro il suo presente. Se oggi fosse una semplice dirigente radicale, sempre mobilitata più di chiunque per i diritti umani e le minoranze oppresse, sarebbe già da giorno davanti all’ambasciata kazaka in un sit-in di protesta”.

Prima di progettare il futuro dobbiamo, probabilmente, chiederci perché abbiamo rinunciato (come cittadini, giornalisti, politici, …) a raccontare le storie che ci hanno garantito un passato robusto.

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