I preti gay che non fanno parte della lobby vaticana

Questo articolo è stato scritto per Linkiesta.

«Voglio essere onesto. Fino a oggi ho nascosto le mie debolezze. Per molto tempo ho pensato di condividere la mia omosessualità, con i miei cari, solo dopo esser scomparso».Con queste parole, contenute in un libro di memorie pubblicato nel 2009, Rembert Weakland (monsignore e responsabile della diocesi di Milwaukee) provava a far pace con lo scandalo che sette anni prima lo aveva allontanato dai suoi fedeli.

Nel 2002 un ex studente di teologia ruppe il segreto che aveva condiviso con il prelato. I due avevano avuto dei rapporti sessuali che il ragazzo non avrebbe rivendicato se Weakland avesse pagato un riscatto pari a 450mila dollari. Il prete, però, si rifiutò di pagare l’amante che condivise, di conseguenza, i propri coiti con la stampa. I giornalisti, all’epoca, non giudicarono Weakland. Tra le due tipologie di soggetti, evidenzia Rachel Zoll sull’ Huffington Post, ci fu della solidarietà.

«Weakland», evidenzia Gianni Geraci (esponente del Guado, la più importante associazione italiana di gay credenti), «è un esempio che altri dovrebbe seguire. Non si è nascosto dietro un silenzio ipocrita ma ha scritto ai suoi fedeli. Con quella lettera non si vergognava della sua omosessualità e dell’amore che aveva provato. A loro chiedeva scusa per l’ipocrisia che aveva condizionato la sua storia». Weakland non è l’unico vescovo gay che ha investito sulla visibilità. «Nel 1999», puntualizza Geraci, «fu pubblicato Via col vento in Vaticano. Il libro sintetizza lo scontro tra una lobby “massonico/omosessuale” e quella dell’Opus Dei capeggiata da Ratzinger prese in esame, nei giorni scorsi, da Papa Francesco».

«Via col vento in Vaticano», sosteneva il vaticanista Sandro Magister in un articolo del 1999, «dimostra che di norma, in Vaticano, il reo viene promosso per essere rimosso. Il leitmotiv del libro è la denuncia del carrierismo, dei clan, delle promozioni non per meriti ma per servitù». «Il ricatto reciproco», sottolinea Geraci, «è la peculiarità della lobby gay denunciata dal Pontefice. Se due soggetti sanno dei segreti che potrebbero compromettere le proprie carriere diventano complici».

«Il Santo Padre», evidenzia Gianluigi Nuzzi (giornalista e autore di Sua Santità), «ha posto l’accento sulla parola lobby. Alcune persone del Vaticano sono, spesso, parte di una cordata. La sua preoccupazione rappresenta una svolta epocale. La Chiesa, oggi, è consapevole degli scandali segnalati dai cronisti che venivano poi smentiti in tv. Ancora mi ricordo un’intervista del Tg1 a Tarcisio Bertone. Il segretario dello Stato Vaticano, in quell’occasione, manifestò il proprio sdegno provocato dalla pubblicazione del mio libro».

«Se la pulizia di Papa Francesco produrrà una Chiesa più evangelica», si augura Geraci, «cadrà l’ipocrisia sugli omosessuali. L’avvicinamento al Vangelo ci allontana dai tabù. Alla Chiesa, oggi, fanno paura i gay felici, sereni e visibili».  Lo spavento produce una solitudine sterile e, durante il Pride nazionale di Palermo, verrà  presentato Troppo amore ti ucciderà – le tre vite di Marco Bisceglia. Il sacerdote, scomparso nel 2001, nel 1980 aprì il primo circolo arcigay italiano insieme a un giovane obiettore di coscienza, Nichi Vendola.

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