Care mamme per la Rai sono un figlio e un format

Questo articolo è stato scritto per l’Huffington Post.

“Cara mamma e cara mamma”. Le lettere, scritte dai figli di genitori omoaffettivi, sono lo scheletro di un documentario programmato, in questi giorni, da Rai Storia. Il programma prevede due colori che non sono stati utilizzati in contesti analoghi.

Sulle Famiglie Arcobaleno di solito si fanno servizi classici. Il documentario di Viviana Di Russo è un vero e proprio format traducibile anche per altre famiglie. I nodi della narrazione sono delle lettere che alcuni adolescenti redigono per i propri genitori, due mamme o due papà. A sostegno di questi scritti ci sono poi delle interviste basate su spunti quotidiani. L’espediente emancipa il progetto e i suoi protagonisti. Un soggetto, spesso, non sostiene un’intera storia. Senza uno scheletro narrativo forte Domenico Iannacone (I dieci comandamenti, Rai3, 22.50) non avrebbe il seguito che si merita. Con il giornalista cresce la seconda serata di Rai3 che passa dal 2,10% al 3,80% (lunedì 13/05) e dal 4,80% al 5,90% (lunedì 20/05).

Il secondo elemento forte del documentario (non previsto on demand, per il momento, dal portale Rai) sono i protagonisti del progetto. I figli italiani di gay e lesbiche, per la prima volta, prendono la parola e provano a spiegare il loro presente scandito anche da una mamma spaventata dal silenzio di una figlia che si affaccia all’adolescenza con la stessa ansia che stinge i coetanei cresciuti in un contesto eteroaffettivo.

La storia che scorre sul canale Rai omonimo non sottolinea solo i preconcetti di una politica che preferisce il passato alla persone che oggi, insieme ad altre, rappresentano il paese reale. La messa in onda del documentario descrive anche il decesso della generalista sofferente per l’assenza di alternative. Mercoledì 22/05, dopo la mezzanotte, cinque canali su sette proponevano ai propri telespettatori un prolungamento delle all news.

Fatta eccezione per lo storico Porta a Porta (12,50%) nessun contenitore ha superato il 7% di share. L’utenza, oggi più che mai, richiede un prodotto unico come quello previsto solo dallo spazio 54 del digitale terrestre. I figli di gay e lesbiche dovrebbero scrivere ai dirigenti tv. Una società per tutti serve anche a loro.

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