La (mia) mediocrità, il (tuo) mezzo

Ti ho scritto di getto. Ci sono voluti trenta giorni. In una terra, estiva, di nessuno sei venuto al mondo. La mia mediocrità è stato il tuo primo panorama. Scusa. Poi ho chiuso gli occhi. Mi sono fidato del tuo lato oscuro. Ho fatto pace con le mie ombre. Da mesi, ormai, cerco una culla di carta dove tu, caro Cosmo, possa crescere. La ricerca non sta andando benissimo. Ogni volta che ti rileggo, però, sorrido e mi commuovo. Grazie. Prima o poi arriverà anche il tuo giorno. Nel frattempo mi risento la musica che ha trasformato la mia mediocrità in un tuo mezzo. A presto, G

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