Vorrei un premier maschio (che pensi alle donne)

Questo articolo è stato scritto per D – La Repubblica.

Ogni conquista sociale migliora la vita delle generazioni che verranno dopo. Daria Denti ha 33 anni. Da tre è il sindaco di Vignola, comune in provincia di Modena. In Emilia Romagna le donne, da decenni, investono sulla propria indipendenza economica e sociale. Alle loro figlie hanno consegnato un futuro senza quote. “In Italia non serve un premier donna ma un primo ministro maschio che sappia risolvere i problemi femminili” spiega Denti.

L’11% dei comuni, in Italia, ha un sindaco donna. Questo dato trova un riscontro nella sua esperienza amministrativa?
No. Il mio comune fa parte di un’unione composta da 8 municipi. Di questo gruppo fanno parte 3 donne e 5 uomini. In Emilia Romagna, da anni, si lavora per avere una rappresentazione femminile. Non solo in politica. La società ha investito, per prima, sulle donne.

Quando è avvenuto questo cambiamento non raggiunto, ancora, dal paese?
Le donne, durante la guerra, hanno lasciato le proprie case per poter lavorare nelle fabbriche. In Emilia Romagna il senso civico è molto importante. Non possiamo paragonarci al Nord Europa ma rispetto all’Italia siamo avanti.

Ci vorranno altri decenni per migliorare, in Italia, la vita delle donne?
No. I tempi, oggi, sono più rapidi. Le donne sono rappresentate, possono studiare e hanno una tecnologia che le aiuta. Hanno, inoltre, il sostegno degli uomini. Io conosco diversi padri che si sono presi il congedo parentale.

Quando ha iniziato a far politica?
Al liceo, per passione. Prima di diventare sindaco ho investito su un percorso mio. Ho studiato. Mi sono laureata. Sono diventata assessore mentre lavoravo come libera professionista. All’inizio mi sono occupata di economia e cultura. Poi mi sono occupata del bilancio. Alla fine della legislatura mi sono proposta alle primarie. Le ho vinte e ho partecipato alle amministrative.

I politici che si occupano di economia, in Italia, non lavorano anche sulla cultura.
Ho tenuto entrambe le deleghe quando sono diventata sindaco. La cultura, in questo modo, è tutelata e diventa un’occasione per irrobustire il tessuto economico della comunità.

Dopo il comune vuole amministrare un territorio più grande?
Adesso mi concentro sul mio mandato. Non sono una rottamatrice ma credo che ognuno debba aver presente l’efficacia del suo operato. Investire tutta una vita sulla politica è sbagliato per il singolo e la comunità.

Le donne, in Italia, sono emancipate?
Sì anche se il paese, negli ultimi anni, ha fatto dei passi indietro. Questo disagio si traduce in divario competitivo. Dove c’è crescita le donne hanno un ruolo che l’Italia, oggi, non può offrigli.

Cosa si dovrebbe fare?
Andare avanti con un atteggiamento sfidante. Non sono d’accordo con le quote rosa. Noi dovremmo vivere in un paese che non abbia come tema principale la contrapposizione tra i maschi e le femmine. Le quote danneggiano le donne. Il posto assicurato mette in discussione il loro impegno.

Nel suo comune quante donne ci sono?
La mia giunta, senza l’ausilio delle quote, è femminile per metà.

Promuove l’operato del ministro Fornero?
Per le pari opportunità non è stato fatto un granché.

Si auspica un premier donna?
Mi piacerebbe vedere un primo ministro maschio che sia perfettamente in grado di risolvere i problemi femminili.

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