Un campo di opportunità

Il tramonto del capitalismo è arrivato anche in Cina. Per il gigante asiatico l’uscita dalla propria crisi coincide con lo sviluppo della green economy. Il simbolo della svolta verde sarà un grattacielo ecocompatibile alto 838 metri. Per costruirlo ci vorranno 90 giorni.

La crisi è un cielo senza confini. Sotto il sole che tramonta ci sono i paesi storici e quelli splendenti come una novità. Anche per la Cina sono iniziati i giorni della decrescita. La stampa locale teme la stagnazione economica. Secondo il China Securities Journal gli attuali requisiti obbligatori delle banche impediscono alle aziende asiatiche di espandersi. La loro sopravvivenza dipende dalle banche e dalla loro volontà di evadere i debiti maturati durante la crescita. La Cosco, specializzata nella costruzione di navi, ha affidato il proprio futuro allo Stato. Dopo essersi rivolta agli istituto di credito per dimenticare i debiti maturati lo scorso anno ha chiesto al ministero delle Finanze 10 miliardi di yuan, più di un miliardo di euro, per colmare le perdite accumulate nel 2011.
Prima di rispondere alla Cosco il Governo vuole attrezzarsi e garantire alle aziende l’autonomia dallo Stato. L’indipendenza, secondo il premier Jiabao, dipende dalla riconversione del mercato nazionale. Le aziende locali producono molto più di quanto serve al paese. Oggi il surplus asiatico non è più ricollocabile all’estero segnato dalla crisi. L’eccedenza invenduta rimane dentro i confini e non genera il profitto sperato. La nuova ricchezza, secondo l’esecutivo, è insita nei bisogni dei cinesi che hanno più potere d’acquisto degli occidentali. Le istituzioni locali lavorano per ridurre la forbice sociale tra i cinesi ricchi e quelli poveri. I primi hanno un reddito 23 volte superiore rispetto ai secondi. “I ricchi, precisa Yang Yiyong (direttore dell’Istituto di ricerca sullo sviluppo sociale), devono rinunciare ai propri interessi, le aziende al profitto e il Governo al gettito fiscale”. Per l’esecutivo Jiabao non esistono privazioni. Per l’amministrazione locale esistono solo nuovi progetti da affidare ai privati. Il primo ministro ha già fatto sapere di voler aprire alle aziende i settori che tradizionalmente erano appannaggio dello Stato. L’industria energetica sarà la prima a subire la trasformazione auspicata dalla politica. Il cambiamento previsto piace alle multinazionali che vedono nella Cina un partner per uscire dalla crisi. Hanergy, una delle maggiori società asiatiche operanti nel settore dell’energia pulita, ha iniziato a collaborare con Ikea. Entro la fine del 2012 tutti i punti vendita cinesi dell’industria immobiliare saranno dotati di pannelli fotovoltaici.
Le rinnovabili sono la vera nuova scommessa della Cina post capitalista. Il paese è il primo partner commerciale del Brasile. Il paese di Rio+20 è un modello anche per gli Stati Uniti. “In fatto di Green Economy, precisava Barack Obama nel 2011, il Brasile è un maestro da cui si potrebbe imparare molto. L’80% della corrente brasiliana è generata dalle centrali idroelettriche”. La Cina ha iniziato a lavorare con il paese sudamericano dopo aver stretto una serie di accordi con la Danimarca che evade un quarto del proprio fabbisogno energetico con l’energia eolica. Le due nazioni condivideranno il rispettivo know how verde. “Entro il 2014, si auspica Hu Jintao (Presidente della Repubblica Popolare Cinese), la Cina farà parte del mercato più grande riguardante l’energia sostenibile”. Per raggiungere l’obiettivo il Governo ha stanziato 335 miliardi di euro. Metà dell’investimento servirà per far crescere i produttori di energia eolica. Il resto, invece, sarà destinato alle costruzioni ecocompatibili. Il nuovo grattacielo di Changsha sarà il simbolo di questo cambiamento. La struttura, realizzabile entro 90 giorni, dalla società cinese Broad Sustainable Building sarà alta 838 metri e rispetterà tutti i criteri di sostenibilità previsti dalla green economy. Un potenziale verde come un giardino che la Cina sta coltivando. Sotto il cielo della crisi, ad Est, c’è un campo di opportunità.

 

 

 

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