#tvtalk, crossmediale anche nel linguaggio

#tvtalk è un ossimoro. Rappresenta e analizza la tradizione (quella di C’è posta per Te, dei programmi di Fiorello, delle apparizioni di Saviano, dei talk politici, …) eppure è, al momento, l’unico contenitore che prende in considerazione le opinioni dei giovani. Le nuove generazioni non sono raccontate attraverso le loro esperienze. #tvtalk chiede loro di essere tangenti con il presente, per lo più televisivo, che vivono e di imparare a decifrarlo. Questo lavoro collima in un dibattito democratico a cui partecipano anche le persone nate prima di Google. Il confronto tra le due tipologie di utenti non parte da un passato diverso. Entrambe le anime di #tvtalk si confrontano su un presente comune.

#tvtalk è un ossimoro perché è l’ambasciatore del media più classico ma anche di quelli che buona parte della popolazione italiana sono “nuovi”. Il programma ha da sempre un’audience web molto importante. Prima di valorizzare questa community è cresciuto in modo spontaneo su twitter. Questa evoluzione gli ha regalato i numeri che altri programmi hanno raggiunto solo dopo un lavoro certosino. Da quando ha un dialogo diretto con questo pubblico #tvtalk è cresciuto in modo impattante sul web. Il numero dei follower su Twitter è aumentato, in 8 settimane, del 30%. In più di un’occasione è stato Trending Topic. Questi traguardi, importanti, hanno fatto crescere anche l’audience televisiva. Una parte dei nuovi spettatori di #tvtalk si è interessata al programma dopo aver incrociato il seguito che il talk del sabato innescava sui social network.

Sul web #tvtalk ha due tempi narrativi diversi. Il primo, legato appunto alla messa in onda del programma, prevede un live twitting del talk di Rai Educational. Questo servizio pubblico ci ha permesso di coinvolgere l’audience che il sabato pomeriggio non è davanti la tv. Sottolineare le considerazioni della puntata su Twitter ci ha permesso di aprire e far crescere la nostra community. Oggi #tvtalk può essere seguito, paradossalmente, senza l’ausilio di una tv. Il programma, di fatto, è diventato open source. Esiste anche fuori la tradizionale messa in onda tanto è vero che sul web ha uno sviluppo quotidiano.

Ogni giorno, partendo dall’attualità raccontata dai media, analizza il presente che non ci sta nell’appuntamento televisivo del sabato. Il momento più significativo di questa crescita è avvenuto tra il 19 e il 21 maggio. Quel week end #tvtalk è stato sospeso per far spazio agli speciali sulla bomba esplosa davanti la scuola di Brindisi. L’assenza dal video non gli ha impedito di lavorare sul web. Con le dovute accortezze ha raccontato l’impatto mediatico della vicenda pugliese il 19, del secondo terremoto in Emilia il 20 e dei ballottaggi che hanno consacrato l’attività politica di Grillo il 21. Tutti e tre gli argomenti, con i dovuti pesi, sono poi finiti nel flusso tradizionale del programma. Questa sinergia ha consegnato agli utenti due analisi. Chi fa parte della community di #tvtalk oggi può fruire dell’approfondimento televisivo e del racconto web sull’immediato.

Su internet #tvtalk si muove utilizzando la grammatica del media. Non replica le dinamiche televisive. In più di un’occasione le finestre quotidiane si sono aperte con delle immagini trovate su Pinterest. Su internet il dibattito può partire da un’immagine. In tv questo tipo di contenuti non avrebbe la valorizzazione che si merita. Internet si guarda. La tv, il talk soprattutto, si può seguire anche senza l’ausilio degli occhi.

L’ascolto è uno dei nostri cardini web. Prima della puntata con Santoro ai nostri follower abbiamo proposto delle canzoni riconducibili all’immaginario del giornalista. A chi ci ha seguito prima di quel sabato abbiamo proposto Cappotto di Legno (canzone Mtv pensata per Saviano ma aderente anche alla storia di Libero Grassi) piuttosto che Moby Dick dei Led Zeppelin. La balena è stato il simbolo della parentesi Mediaset del giornalista.

Per #tvtalk è importante essere crossmediale anche nel linguaggio. Il racconto del secondo capitolo di Aniene, lo show Sky di Corrado Guzzanti, è stato fatto ragionando sulla scrittura del comico. Proporre la trascrizione di alcune sue battute è servito per ribadire una volta di più che la forza della risata è insita nelle parole. La maschera è un di più.

Dall’aumento, in particolare quello riguardante i vettori, si dovrebbe ripartire a settembre per analizzare le opportunità generate dall’assenza di idee. Oggi più di ieri una storia esiste solo se il suo racconto può essere il patrimonio di più media.

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