Lega Nord. Intervista a Leonardo Fiacco, autore di Umberto Magno

Questa intervista è stata pubblicata da Polisblog nel 2010.

C’è stato un momento in cui i giornalisti scrivevano libri su Berlusconi, il berlusconismo e tutto ciò che il presidente del Consiglio rappresenta. Questa stagione sembra essersi conclusa. “La pancia degli italiani, Berlusconi spiegato ai posteri” è l’unico libro uscito nel 2010 che ha detto qualcosa di nuovo sul leader del Pdl.
Oggi i giornalisti che scrivono di politica si occupano della Lega Nord. Leonardo Facco a Polisblog ha parlato di “Umberto Magno”, il libro che ha scritto dopo esser uscito dalla Lega Nord. Facco, con noi, non ha raccontato solo la sua ultima fatica editoriale. Nell’intervista che trovate di seguito abbiamo provato a capire cosa farà la Lega Nord per le prossime elezioni comunali e se è vero che nel partito di Bossi militano molti omosessuali pronti a sostenere una legge sulle coppie di fatto.

Nell’ultimo anno molti giornalisti hanno scritto dei saggi sulla Lega Nord. Cosa racconta di nuovo il suo libro?
Intanto, racconta una storia dettagliata della Lega Nord che entra nei minimi particolari dei progetti politici falliti, mai portati a termine. A questo, si aggiunge la dimostrazione che la Lega Nord è solo un contenitore ad uso e consumo di Bossi, che nessuno ha mai contato nulla nelle scelte politiche.
Inoltre, ci sono diverse esclusive: dai documenti inediti sulle cooperative padane ad altri particolari inediti sul fallimento del villaggio in Croazia; dal Bossi che si addormenta davanti a Milosevic fino alla missione libica di due esponenti della Lega, che negli anni novanta volevano incontrare Gheddafi per chiedergli i soldi per acquistare un giornale.
Lei ha militato con la Lega Nord prima di scriverne la storia. Cosa non l’ha più convinta del partito da cui oggi ha preso le distanze?
Come militante ho lasciato la Lega a fine 1996. Ho continuato a sostenerla fino a circa il 1999, quando mi sono accorto che era un partito uguale agli altri, con gli stessi difetti (anzi qualcuno in più) e il solo pregio di aver messo sul tavolo politico due argomenti sconosciuti al grande pubblico: il federalismo e l’indipendentismo.
Mi sono accorto di tutti quei giochetti di palazzo e di potere che un tempo i leghisti criticavano nei loro avversari del penta-partito. Mi sono accorto che il fine della Lega è il potere per il potere.
Il federalismo è uno dei punti fermi del programma della Lega Nord. Umberto Bossi riuscirà mai ad attuarlo?
Il federalismo è stato uno dei punti fermi. Quello di cui si sta discutendo oggi non c’entra nulla col federalismo. Non riusciranno ad attuarlo per fortuna nostra, altrimenti peggiorerebbe solo le cose per le regioni padane. Non lo attueranno, perché nemmeno loro ci credono in questa riformetta da quattro soldi.
Roberto Calderoli è il ministro della Semplificazione. Crede che il suo mandato sia stato utile per il paese?
Calderoli è una delle persone più scaltre che abbia mai conosciuto in Lega. Il suo mandato da ministro è stato inutile, dato che l’unica cosa che si ricorda del suo “lavoro” è stata quella di mettere in piedi una sceneggiata con un lanciafiamme per bruciare qualche tonnellata di circolari scadute. Chieda a qualche imprenditore se la vita gli è stata semplificata dal lavoro di Calderoli!
Secondo lei Roberto Maroni, ministro degli Interni, ha fatto bene ad imporre la propria presenza a “Vieni via con me”?
Premesso che lo stato dell’informazione in questo paese è da coma profondo, la scelta di Maroni di voler replicare in quella trasmissione mi è parsa più propagandistica che altro.
Umberto Bossi cosa ha in comune con Silvio Berlusconi?
L’essere nati entrambi in Lombardia e fare politica per soddisfare i propri interessi.
Quali sono le principali differenze tra i due leader politici?
Bossi solo in politica avrebbe potuto ottenere successo. Il secondo, invece, rimasto orfano degli appoggi politici ha scelto – da imprenditore di successo – di usare la politica per continuare a fare i suoi interessi.
Quasi tutti i direttori della Padania hanno ottenuto poi un incarico in Rai. Il successo della Lega Nord dipende anche dai mass media o solo dalle attività sul territorio? Perché?
Gianluca Marchi, primo direttore del giornale, non è andato in Rai. Il grande successo della Lega è arrivato – a metà degli anni novanta – quando il Carroccio non aveva mezzi d’informazione a disposizione.
Oggi, la stampa tratta la Lega come un partito cristallizzatosi nel regime parlamentare italiano. Senza dubbio, comunque, la territorialità è un punto di forza della Lega Nord. Una struttura che, però, costa un sacco di soldi.
Secondo lei alle prossime elezioni comunali di Torino la Lega Nord imporrà un proprio candidato? Chi potrebbe essere?
Non è da escludere, dato che a Milano ha dovuto abbassare la testa. Sul nome, non mi azzardo.
Daniele Priori di Gaylib a Queerblog ha parlato dei gay della Lega Nord sostenuti dalla sua associazione. L’omosessualità per il partito di Umberto Bossi è ancora un tabù?
Conosco bene Priori e credo sia un po’ illuso sul rapporto Lega Nord e omosessualità. Non ho mai sentito Bossi, soprattutto quando frequentavo via Bellerio preoccuparsi del consenso degli omosessuali, anzi. Non è mai stata un tabù in Lega l’omosessualità, basti pensare a quanti gay lavoravano al quotidiano “la Padania”. E’ sempre stato un argomento marginale.

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