Fornero non piange per la reversibilità negata a Marco Alemanno

Il silenzio è un suono discriminato. La sua presenza paradossale non è apprezzata dall’interlocutore urlante che per abitudine preferisce concentrasi solo sulle parole pronunciate. Il silenzio fa paura eppure dall’ascolto del suo vuoto passa l’evoluzione del dibattito. Al confronto nato dopo la morte di Dalla avrebbero dovuto partecipare Elsa Fornero, ministro del Welfare con delega alle Pari opportunità.
Il suo silenzio è, probabilmente, l’unica opinione implicita sulla quale bisogna ragionare. Il ministro piange per l’ennesima riforma delle pensioni ma non per la reversibilità negata al vedovo del cantante.
Per il Governo, evidentemente, esistono due Europee. La prima, quella dello spread, è un modello da raggiungere ad ogni costo. La seconda, quella dei diritti, non è tangente alle riforme che dovrebbero far ripartire il paese. L’allontanamento da questo continente compromette l’affidabilità della squadra di tecnici capitanata da Monti. Il super professore, evidentemente, sottovaluta i cittadini che credono troppo in lui. Il primo ministro non sarà una vera alternativa fino a quando in Italia non si dirà che la ricchezza di una nazione è figlia della capacità che la medesima ha di valorizzare ogni singolo cittadino.
Dall’ascolto del silenzio dipende la nostra emancipazione. Fino a quando la nostra attenzione sarà solo per i professionisti parlanti che non possono intervenire sul nostro futuro ogni rondine volerà invano. Il nostro unico interlocutore dovrebbe essere il cielo silente. Il nostro viaggio non dovrebbe avere come traiettoria la scia disegnata da altri.

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