La fantasia è un patrimonio

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Davanti a una difficoltà un ingegnere cinese o indiano applica un protocollo. Un italiano percorre una strada inedita con la fantasia. Il ragionamento fuori dagli schemi è il punto di forza degli italiani che hanno successo all’estero”. Roberto Bonzio è un giornalista che per Forbes redige il blog Out of the Box. Nel 2008, per sei mesi, si è trasferito con la famiglia in California e partecipa alla creazione di Italiani di Frontiera, un progetto multimediale che racconta l’innovazione tricolore nella Silicon Valley.
“Poche persone conoscono la storia del chimico Roberto Crea. È arrivato a Los Angeles negli anni Settanta. In pochi mesi ha dato un contributo fondamentale alla realizzazione del brevetto dell’insulina sintetica, pietra miliare di tutte le biotecnologie, con la Genetech”. In quarant’anni quella piccola società è diventata un colosso da dieci miliardi di dollari.
“Crea ha potuto esprimere il proprio talento in un ambiente aperto e informale. Un esempio? Quando è arrivato all’aeroporto non aveva capito che l’autista incaricato di accoglierlo era in realtà il professore giapponese che dirigeva il suo laboratorio”.
“Uno stupore analogo l’ha provato anche Enza Sebastiani di Apple quando Steve Jobs la ringraziò pubblicamente per il lavoro fatto prima dell’uscita di iMovie” continua Bonzio che sottolinea come all’estero vige la meritocrazia. L’emancipazione lavorativa di Cristina Dalle Ore, astronomo della Nasa, ad esempio sarebbe stata più difficile in Italia. “Aver lavorato per molti anni con una donna”, precisa Dalle Ore a IdF, “mi ha aiutato molto”.
“I ragazzi italiani vivono in un paese ricco di cultura, moda e buon cibo. Tutto questo i loro coetanei possono solo immaginarlo o averlo per una vacanza” spiega Bonzio. Un presente glamour però non garantisce un futuro luccicante e così le stelle italiane per accendersi devono migrare nel cielo internazionale.

Anche Elena Favilli ha fatto questo percorso. Da gennaio è a San Francisco per realizzare Timbuktu, la prima rivista per Ipad dedicata ai bambini che ha ideato. Negli Stati Uniti ci è arrivata grazie a Mind the bridge, un’associazione americana nata per valorizzare l’imprenditoria giovane dell’Italia: “L’accesso ai finanziamenti è il problema più grosso che ho dovuto affrontare. Un progetto come Timbuktu, soprattutto all’inizio, ha bisogno di tante risorse. Il numero zero siamo riusciti a farlo grazie ai 20mila euro messi a disposizione da Working Capital”. La forza di Timbuktu ancora una volta è la fantasia: attraverso l’immaginazione racconta ai bambini la realtà che non conoscono. “Per spiegare il censimento dell’India ai più piccoli abbiamo lavorato con una scrittrice e illustratrice di Delhi. Un fatto con un potenziale narrativo così grande dovrebbe essere di tutti, non solo degli adulti. I bambini meritano rispetto. Chi li protegge troppo vede in loro dei cittadini con meno diritti”. Ma anche Favilli per poter mettere in pratica la sua “fantasia” ha dovuto lasciare l’Italia.
“Per guardare al futuro con fiducia”, scrive Bonzio in un manifesto lanciato online, “occorre tornare a sognare come fecero i nostri padri. Dopo i disastri della guerra presero a modello chi sa vedere quel che ancora non c’è e dedica tutte le sue energie a realizzarlo”.

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