Perché un sogno si realizzi bisogna svegliarsi

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Perché un sogno si realizzi bisogna svegliarsi” è la frase cardine di di Due padri per David, il documentario che RSI (la televisione pubblica della Svizzera) ha dedicato alla paternità di Mario e Valter, 51 e 48 anni. “Il documentario è stato un regalo che abbiamo voluto fare a David. Gli abbiamo voluto raccontare la sua storia. Spiegargli perché e con chi è nato. Per noi è importante che non ci siamo ombre o fantasmi”. Nel 2008 Mario e Valter si sono sposati in Spagna. “Solo l’Italia non riconosce la nostra unione. Per tutti gli altri stati Ue siamo una coppia”. Nel 2010 sono diventati i papà di David. Per diventare una famiglia, spiega Valter nel documentario, hanno dovuto aspettare dieci anni. “Quando ero più giovane sognavo un bambino. Poi ho accantonato l’idea. Mi sono irrigidito. Questo distacco mi proteggeva”.

L’amore tra due principi non è contemplato dalla narrativa italiana. “I bambini dovrebbero saper fin da piccoli che esiste l’amore tra le persone dello stesso sesso”. Maria Silvia insieme a Francesca è diventata la mamma di Margherita, Giorgio, Raffaele, Antonio e della casa editrice Lo Stampatello. Il progetto editoriale, pensato per raccontare le famiglie arcobaleno, vanta una collaborazione con Altan. Il fumettista ha illustrato Piccolo uovo. “I figli delle persone omosessuali hanno bisogno di rispecchiarsi nei libri e nelle favole, ritrovare la propria esperienza in quello che leggono. Per questo motivo è nato Lo Stampatello”.
L’arcobaleno non assicura a tutte le favole un lieto fine. “La storia con la mia compagna è finita subito dopo la nascita di Sara. Alla maternità ci siamo arrivate in tempi diversi. Io ho sempre desiderato un figlio. Questo sogno lei non l’ha mai avuto” ci spiega Arianna, 39 anni che vive a Milano. Nella stessa città abita il padre di Sara. “Dopo un anno di frequentazione abbiamo deciso di far nascere la bambina. Se non ci fosse stato questo rapporto di fiducia tra di noi sarei andata all’estero”. L’uomo, insieme al compagno, partecipa agli incontri organizzati dagli insegnanti della figlia. “La famiglia di Sara è composta da me, la mia ex, il padre e il suo compagno” conclude Arianna.

Lo Stato non riconosce la separazione di Arianna e degli altri genitori omosessuali. Paola ha lasciato Simona prima della nascita di Matteo e Martina, i gemelli che le due avevano voluto e fatto nascere grazie a Luca. L’uomo, amico di Simona, ha riconosciuto i figli biologici e sopperito le lacune di Paola. Matteo è nato con una lieve insufficienza mentale. “Quando Paola se n’è andata Luca e un’altra amica si sono trasferiti a casa mia. Il primo anno è stato un incubo. Quando metti al mondo un figlio con una patologia ti senti responsabile dei suoi problemi. Ho dovuto chiedere aiuto ad uno specialista”.

Alessandro non ha avuto bisogno di una consulenza tecnica. Per lo Stato il suo matrimonio con una donna è esistito. “La nostra relazione è finita sei anni dopo la nascita di Eloide. Per la separazione consensuale non abbiamo avuto bisogno degli avvocati. Abitiamo a 100 metri di distanza. La bambina vive con la madre. Io abito nella nostra vecchia casa insieme al mio compagno. Questo trasferimento l’abbiamo deciso insieme a Eloide”.
“Il coming out con mia figlia è stato uno dei momenti più belli della mia vita”. Cecilia è la mamma di Franca e Luca. Dal marito si è separata dopo aver capito di essere lesbica. “A Franca ho fatto vedere le foto che avevo scattato durante un Pride. Alla fine della chiacchierata mi ha abbracciato e detto di essere orgogliosa di me perché avevo deciso di essere me stessa malgrado le difficoltà”.
Problemi invisibili per tutti coloro che attribuiscono alla famiglia un solo colore. Mario, Valter, Maria Silvia, Francesca, Arianna, Simona, Alessandro e Cecilia sono le sfumature di Wicky Assan e del suo storico manifesto contro il Family Day. “Anche gay è famiglia”.

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