Il federalismo televisivo

Questo articolo è stato scritto per Linkiesta.

L’immaginazione di un cambiamento non coincide con la sua realizzazione pratica. La festa arancio per celebrare la vittoria di Pisapia sembra essere un ricordo lontano. Oggi la giunta meneghina deve affrontare gli stessi barbari che stanno compromettendo la serenità di Roma. L’uccisione del vigile ha innescato il vero anno della politica. Sinistra e destra devono affrontare problemi analoghi. Insieme, probabilmente, devono redigere un progetto comune contro la violenza.

All’omologazione in corso la tv risponde con una proposta pluralista che rimarca le differenze territoriali. Interessante, a tal proposito, è stato il racconto che Servizio pubblico e Piazza pulita hanno fatto sul caso Cosentino. Santoro è partito dal Sud, dalla sinergia fatale che scatta tra il cittadino e la camorra. Formigli, invece, ha iniziato la propria narrazione analizzando la congestione bloccante che si verifica tra la politica e la giustizia. L’incipit dell’uno è stato complementare all’altro.

La coppia Santoro-Formigli ha saputo far meglio di Umberto Bossi e Roberto Maroni. In meno di una stagione ha attuato (in tv) quel federalismo che la Lega Nord sogna da vent’anni.

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