Tutta l’Europa è paese

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“In Europa non c’è più una grande differenza tra destra e sinistra o maggioranza e opposizione. Le proposte sul tavolo solo tutte più o meno uguali. In Portogallo il nuovo governo deve essere rigoroso come l’amministrazione precedente di orientamento politico opposto. Sul concetto di austerity sono tutti d’accordo. Le uniche differenze che si evidenziano riguardano la tipologia delle spese da ridurre”. Gian Paolo Accardo è il direttore di PressEurop.eu, il sito che traduce in dieci lingue diverse gli articoli migliori della stampa europea.
“Sembra che ogni paese abbia la sua ricetta. La Germania è il paese che tende, in un certo senso, ad imporre di più il suo modello di successo. Le decisioni economiche del paese sono prese dopo un coordinamento tra regioni, imprese e sindacati. La Germania è la locomotiva economica e politica dell’Europa. Per il momento la Francia può solo aspirare a questa leadership che non può conquistare senza la tripla A. Un eventuale declassamento delle agenzie di rating comprometterebbe la riconferma di Sarkozy. Se si votasse oggi vincerebbe l’opposizione che non ha un candidato di spessore. Il presidente francese può aspirare al secondo mandato migliorando i numeri dell’occupazione e incentivando una crescita significativa del paese. Una parte consistente dei francesi non voterebbe mai a sinistra. Decide tutto l’elettorato di centro. Sarkozy deve parlare a loro. A queste persone deve spiegare come intende far uscire il paese dalla crisi”.

L’asse Parigi-Berlino è il perno dell’economia e dell’informazione europea. “I media francesi e tedeschi sono quelli più equilibrati. La stampa del Nord è catastrofista e pensa che l’Euro avrà i giorni contati perché la Grecia farà default malgrado i piani di salvataggio previsti dall’Unione. La stampa del Sud, invece, è più ottimista e propone uno scenario federalista. Secondo questi media l’Ue dovrebbe avere più competenze economiche. Questo cambio avrebbe delle conseguenze anche a livello politico”.

La polarizzazione delle teorie segue quella più forte delle notizie. “PressEurop.eu ha un doppio registro. L’attualità che riguarda tutti si alterna a quella dei singoli paesi visti da fuori. I pezzi più chiari sull’Italia sono stati redatti all’estero. Gli osservatori esterni hanno uno sguardo più lucido perché devono spiegarsi meglio. In Italia, per esempio, i politici non si concentrano sui temi sociali perché credono che questi argomenti facciano perdere voti. All’estero non è così. In Polonia e in Irlanda si discute di aborto. In Danimarca le banche dello sperma chiedono donatori mediterranei”. In Italia il dibattito pubblico su questi argomenti si è spento nel 2005, anno del referendum sulla fecondazione medicalmente assistita. Da allora è aumentato il numero di donne che vanno all’estero per diventare madri. L’80% delle straniere che ricorrono alla fecondazione in Spagna sono italiane. Di loro, per il momento, si occupa solo la stampa.

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