Terra e cibo

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso una superficie agricola grande come il Veneto. Questa terra frana o viene utilizzata per delle costruzioni. Da quando gli agricoltori non si occupano più di queste aree sono aumentate le alluvioni”. Lisa Iotti è una giornalista. Insieme a Raffaella Pusceddu ha realizzato l’inchiesta Terra e Cibo per Presa Diretta, il programma d’approfondimento di Riccardo Iacona.
“La società non ha saputo ascoltare le esigenze dei contadini. Gli agricoltori non sono abituati a lottare in piazza. Per loro resistere significa fare a meno dei braccianti. Da quando sono finiti i soldi per gli operai hanno smesso di essere i padroni delle loro aziende”. La nuova povertà non ha cancellato la schiavitù. “Il caporalato, spiega Pusceddu, in Italia esiste ancora. Oggi i caporali sono della stessa etnia dei braccianti. Sono dei braccianti che hanno fatto carriera. Questa persone hanno imparato dagli italiani a sfruttare il prossimo”.
“I Governi precedenti non hanno elaborato un piano efficace per rilanciare l’agricoltura. La legge sul Made in Italy non è applicata in Europa. A Strasburgo ho scoperto che a questo provvedimento mancano i decreti applicativi. Ad oggi non è obbligatorio specificare l’origine degli ingredienti. La gestione del prodotto è affidata solo al buon senso dei produttori e dell’industria”. La legge sul Made in Italy è stata voluta e presentata da Marco Reguzzoni (Lega Nord) insieme a Santo Versace (ex Pdl). Secondo quanto dichiarato dall’esponente politico a D.it il provvedimento Reguzzoni-Versace stabilisce che un prodotto per essere considerato Made in Italy debba subire due dei quattro processi di trasformazione in Italia. “Il pomodoro triplo concentrato che arriva dalla Cina si pastorizza. A questo prodotto, poi, si aggiungono acqua, sale e basilico. Per la legge del nostro paese il processo è una trasformazione sostanziale. Questa passata, quindi, può circolare con il marchio “fabbricato in Italia”. Alla Coldiretti non piace la normativa vigente. I pomodori che arrivano da fuori abbassano i prezzi. Gli agricoltori italiani non riescono a competere con la Cina o la Tunisia. I due paesi fanno affari con le 178 industrie italiane di trasformazione che generano 20mila posti di lavoro e 2 miliardi di euro ogni anno”.

Anche l’Unione Europea si è dimenticata degli agricoltori italiani. “Negli ultimi anni l’UE distribuisce contributi a prescindere dalla produzione. Questi incentivi, molto spesso, non tengono conto del raccolto potenziale. Per avere le agevolazioni comunitarie i contadini siciliani sono costretti a raccogliere l’uva a giugno e buttarne via una parte”.
“All’estero, puntualizza Iotti, la crisi dell’agricoltura ha generato un vero e proprio business. Le grandi multinazionali comprano la terra dei paesi molto poveri come l’Etiopia. Il land grabbing, così si chiama questo trend economico, per il momento non interessa l’Italia”. La legge di stabilità, approvata dal precedente governo, prevede la vendita di 338mila ettari di terreni agricoli pubblici. Secondo Coldiretti Giovani Impresa queste aree potrebbero generare un indotto superiore ai 6 miliardi di euro e la nascita di 43mila nuove imprese. L’agricoltura è l’unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani imprenditori under 30 negli ultimi quindici anni.

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