La politica dei beni comuni

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Del Paese ci si può occupare in tanti modi, non solo attraverso le forme classiche della politica. Per ora appare evidente come nessun partito voglia davvero investire su candidature portatrici di un’altra cultura, come quella legata ai beni comuni alla quale appartengo”. Giuseppe De Marzo è un economista, impegnato con A Sud, l’associazione nata nel 2003 per sostenere i movimenti sociali del Sud del mondo. Grazie alle partecipazioni all’Infedele, il talk show di Gad Lerner, è diventato l’uomo simbolo dei referendum, prima, e della manifestazione contro il Governo, dopo. “Nel paese esiste una domanda di valori altri largamente maggioritaria. I referendum del 12-13 giugno l’hanno dimostrato. Il problema non sono i nomi ma le alternative. A me piacerebbe parlare di primarie di programma. La vittoria elettorale a Napoli di De Magistris è figlia, anche, del lavoro decennale che hanno fatto i cittadini. Da anni le persone sono presenti nei quartieri popolari e promuovono reti sociali. Oggi i beni comuni della città sono amministrati da Alberto Lucarelli, professore di Istituzioni e Diritto pubblico”.

“Il movimento nato contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua è riuscito a radicarsi perché ha trasformato una proposta maggioritaria in un’idea politica. In passato non abbiamo avuto la capacità di fare una critica profonda al sistema quindi di elaborare un’alternativa. L’impegno sulle singole congiunture va bene per un sistema riformabile. Noi viviamo in un contesto che va cambiato”.
“Alla fine degli anni Ottanta la ricchezza distribuita in Italia rispecchiava quella dell’Ocse”, l’organizzazione intergorvernativa nata per amministrare il piano Marshall. “In trent’anni è raddoppiato il divario tra le persone agiate e quelle con un’indipendenza economica insufficiente. Questo dato dipende dal precariato. Quattro milioni di italiani non hanno uno stipendio stabile. Oggi l’economia deve occuparsi dei lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese. Non valgono più le regole classiche. Anche chi lavora fatica ad accedere al paniere dei beni necessari”.
Secondo De Marzo i cambiamenti sociali devono essere tangenti a quelli sull’ambiente. “L’economia è un sottosistema dell’ecologia. L’economia deve basarsi e costruirsi rispettando dei limiti e dei parametri che non può confutare a suo piacimento. Il 31 agosto 2010 abbiamo contratto un deficit ecologico con la Terra del 30%. Dal giorno successivo il pianeta non riesce a produrre, autorigenerarsi e ripulire tutto ciò che noi produciamo, utilizziamo o inquiniamo. Il nostro metabolismo sociale è devastante per il nostro pianeta ed  è ormai evidente che questo incide anche sulla coesione sociale”.
La distruzione degli equilibri della Terra coincide con l’impoverimento della popolazione. “Il prodotto interno lordo mondiale per metà è fatto da servizi ambientali gratuiti. Il PIL non include i costi sociali e ambientali di un modello di sviluppo ormai fuori controllo”.

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