Senza pensioni

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Se l’economia non ritorna a crescere l’attuale sistema contributivo sarà un boomerang. Ai lavoratori serve un reddito adeguato per garantirsi una previdenza che gli permetta di vivere dopo l’uscita dal mondo del lavoro”. Ignazio Marino è un giornalista di Italia Oggi. Insieme a Walter Passerini, ex direttore di Corriere Lavoro, ha scritto Senza pensioni.
“La riforma sulla previdenza prevista dal governo Monti non risolve tutti i problemi. Entro il 2016, probabilmente, ne servirà un’altra. Per pagare tutta la spesa pensionistica lo Stato dovrebbe crescere dell’1,5% ogni anno. Dal 2001 lo sviluppo dell’Italia oscilla tra lo 0,3% e lo 0,5%. Nel 2012 il paese potrebbe essere in recessione. Il passaggio dalla pensione retributiva a quella contributiva per tutti tampona una falla. Questo sistema, sulla carta, garantisce un equilibrio nel lungo periodo e prevede che lo Stato restituisca al cittadino i contributi versati con una rivalutazione diluita negli anni della pensione”.
“Per evitare un’altra riforma è necessario scardinare i tabù e ridiscutere i diritti acquisiti. È necessario toccare i vitalizi dei parlamentari e degli altri dirigenti pubblici. Un sistema economico che non cresce non può permettersi di essere generoso con chi non ha versato i contributi necessari per avere una pensione lauda e immeritata. Questo debito poteva esistere solo negli anni Sessanta quando il Pil del paese cresceva del 5-6% ogni anno. Fin dal 1995, anno della riforma Dini sulle pensioni, era chiaro che in prospettiva sarebbero aumentati i pensionati e diminuiti i lavoratori che devono, di fatto, colmare un buco decennale”.
I problemi ereditati dalle generazioni precedenti, quindi, si sommano a quelli fisiologici del presente. “Le pensioni sono, di solito, adeguate al costo della vita. Questo meccanismo è importante perché non altera il potere d’acquisto del cittadino. Per due anni questa rivalutazione sarà bloccata su tutte le pensioni superiori ai 1.000 euro. Chi percepisce questa cifra dovrà fronteggiare l’aumento dell’inflazione e tutte le spese aggiuntive previste dalla manovra Monti”.
Queste restrizioni, ipotizzate per raggiungere il pareggio di bilancio, non garantiranno alle generazioni future lo stesso benessere dei pensionati attuali. “Oggi chi inizia a lavorare avrà una pensione pari al 40-50% dell’ultimo reddito. La decurtazione della riforma Dini non superava il 20-30%. Per avere lo stesso tenore di vita raggiunto durante il periodo lavorativo i cittadini dovranno utilizzare la previdenza complementare. Questi fondi sono un investimento solo per il 26% degli italiani”.
“Negli ultimi anni è aumentato l’utilizzo della previdenza complementare e l’abbandono di questo sistema per mancanza di soldi. Nel 2010 100mila persone hanno dovuto rinunciare a questa alternativa”. In Italia sempre meno persone hanno un lavoro. Il numero di disoccupati a ottobre era pari a 2.134.000 unità. Rispetto a settembre si è registrato un aumento del 2,5%, pari a 53mila persone. Senza lavoro. Senza pensioni.

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