Il Made in Italy dimenticato dalla politica

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

“Mi piacerebbe attuare una rivoluzione culturale, la politica ha bisogno di rigenerarsi”. Santo Versace è lapidario sulla sua visione del futuro del nostro Paese e proprio per questo il Il 29 settembre ha lasciato il Pdl per esercitare il suo lavoro da parlamentare nel Gruppo Misto. Per il momento Versace esclude la sua collaborazione con gli altri partiti del centro-destra. “Mi piacerebbe coinvolgere la società civile senza l’ausilio di Futuro e Libertà, Udc o Api”. “Nel 2008 quando sono stato eletto mi avevano invitato tutti a candidarmi. Ho scelto Berlusconi perché all’epoca rappresentava il rinnovamento”. Tre anni dopo l’imprenditore ha cambiato idea. “La maggioranza ha affrontato malissimo la crisi, non ha saputo tagliare i costi della politica e investire sul Sud che rimane una risorsa per il paese”.
In politica Versace ha provato a proseguire il lavoro iniziato nel 1992, anno in cui è diventato il presidente di Altagamma (l’Associazione delle imprese di alta gamma). Insieme a Marco Reguzzoni della Lega Nord ha presentato una legge per tutelare il Made in Italy. “Il provvedimento, approvato con una larga maggioranza, prevede che un prodotto sia considerato Made in Italy solo se due dei quattro processi a cui è sottoposto avvengono in Italia. La legge Reguzzoni-Versace è un compromesso per far capire all’Europa l’importanza del Made in Italy. Di recente l’Ue si è omologata agli Stati Uniti e al Giappone che prima di noi hanno legiferato sulle etichette delle merci”.
“Se la politica imparasse dalla moda saremmo il primo paese del mondo” continua Versace, “Il fashion business è stato il primo settore a diventare globale. Il mercato della moda applica la meritocrazia e premia chi ha credibilità e talento. Se non sei il migliore perdi la tua azienda”.

Per il Made in Italy distinguersi è sempre più difficile. “Gli imprenditori che competono nel mondo hanno costi superiori. Sul loro lavoro c’è una tassazione che supera il 68%”. In Francia, la tassazione sulle aziende è del 65%. Mentre il Belgio, durante i 18 mesi senza un Governo ufficiale, ha approvato una riforma fiscale per agevolare gli imprenditori che esportano all’estero i prodotti fabbricati in patria. “Nel 2008, con un ordine del giorno, ho proposto al Governo di ridurre l’imposizione fiscale delle aziende che esportano all’estero. Questa decurtazione è proporzionale alla quantità di merce che esce dal paese. Chi esporta crea ricchezza in patria”.
I problemi generati dalla politica, secondo Versace, si sommano a quelli non risolti della giustizia. “La nostra burocrazia impedisce agli investitori stranieri di capire come possono usare i loro capitali in Italia. Quando ero consulente della regione Calabria ho chiesto alle banche straniere di scommettere sul Sud. La collaborazione non riuscì a partire. Secondo questi creditori la nostra giustizia ha dei tempi troppo lunghi. Questa eccessiva dilatazione fa scomparire l’Italia dai loro piani”.

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