Libia: dietro la maschera di Gheddafi, Nato, Eni e Sarkozy

Questo articolo è stato scritto per GQItalia.

Da quarant’anni la Libia ha due storie. Quella ufficiale è stata scritta da Gheddafi. Quella ufficiosa dai ribelli che da tempo provano a contrastare il Rais. “Tutta la parte est della Libia e le tribù della Cirenaica, spiega Giampaolo Musumeci (reporter e conduttore di Nessun luogo è lontano) a GQ.com, sono sempre state contro il regime”.
Musumesi è stato in Libia ad aprile. “Quando sono arrivato ho visto tanta confusione. Gli interventi delle tribù berbere e della Nato sono stati fondamentali”. Fino ad oggi l’organizzazione internazionale non aveva confermato le indiscrezioni riguardanti un proprio intervento diretto a fianco dei ribelli. “Nei mesi scorsi sette agenti britannici furono trattenuti all’aeroporto di Bengasi. Di questa operazione ufficiosa solo nelle ultime ore si sono viste le prime foto. Anche il Qatar ha un ruolo fondamentale nell’operazione contro Gheddafi. L’emirato arabo ha aiutato i ribelli nella presa di Tripoli”.
Il silenzio militare sulla Libia è servito per tutelare gli affari che da l’Europa prova a tessere con la Libia post Rais. “Due mesi dopo l’inizio delle rivolte Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, si è recato a Bengasi per cercare dei nuovi contatti. Il petrolio libico fa gola anche ai francesi. Sarkozy si è mosso prima degli altri per tutelare gli interessi della Total”.
Italia e Francia rischiano di confrontarsi con degli interlocutori pronti ad ammazzarsi tra di loro pur di dimostrare la propria forza. “Lo spettro che tutti evocano è quello dell’Iraq che dopo l’intervento della forza straniera ha dovuto gestire una guerra civile tra le singole tribù. Un generale, membro del nuovo Consiglio di transizione, è già stato ucciso dai suoi stessi uomini”.

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