Il presidente onorario di Arcigay sposa il compagno (in Norvegia)

Questo articolo è stato scritto per GQItalia.

Johanna Sigurdardottir è diventata il primo ministro dell’Islanda il 1° febbraio 2009. I mass media europei seguono con attenzione il suo operato. Sigurdardottir è la prima lesbica dichiarata che amministra un paese. Nel 2010, dopo aver legalizzato il matrimonio omosessuale, il primo ministro islandese ha sposato la compagna Jonina Leosdottir. L’operato di Sigurdardottir non è identificabile solo con il suo orientamento sessuale e i provvedimenti presi a favore di gay e lesbiche. Il Governo islandese ha infatti deciso di aprire ai cittadini la scrittura della nuova Costituzione. Il confronto tra i politici e i privati sarà regolato da una piattaforma web composta da un sito e dai social network ad esso collegati. Con questo provvedimento Sigurdardottir prova a riavvicinare i cittadini alla politica. Secondo un recente sondaggio solo il 10% della popolazione locale dichiarava di avere fiducia nel Parlamento.
Sondaggi analoghi non sono stati condotti in Italia dove i cittadini sempre meno si affidano alla politica. L’allontanamento più eclatante è quello che si è verificato tra il movimento omosessuale e la sinistra prima dell’inizio del quarto Governo Berlusconi. Romano Prodi, presidente del Consiglio dal 2006 al 2008, non ha legalizzato le unioni di fatto. Il provvedimento era stato ipotizzato durante la campagna elettorale. Le promesse non mantenute dall’Unione e la crescente omofobia della destra hanno incentivato gli omosessuali a cercare i propri diritti fuori dall’Italia. Negli ultimi tre anni sono aumentate le coppie gay che decidono di sposarsi all’estero. Il prossimo 27 agosto Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay e capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Bologna, sposerà ad Oslo il compagno Michele Giarratano.
“Io e Michele”, spiega Lo Giudice a GQ.com, “stiamo insieme da cinque anni e mezzo. Dal 2010 viviamo insieme. Da quando è iniziata la convivenza il matrimonio ci è sembrato un passo naturale. Ci sposiamo ad Oslo perché la Norvegia, il Canada e lo stato di New York da qualche giorno sono gli unici paesi al mondo che hanno aperto il matrimonio anche alle coppie straniere”. Lo Giudice chiederà la trascrizione dell’unione anche in Italia dove le unioni gay legalizzate all’esterno non sono riconosciute dallo Stato. “Siamo consapevoli che questo contratto non sarà riconosciuto nel nostro paese ma siamo determinati ad affrontare un percorso legale. Ricorrere alla via giudiziaria significa aver perso le speranze nella politica nazionale. Il Parlamento non tiene conto dell’indicazione della Corte Costituzionale che nell’aprile 2010 ha chiesto di riconoscere le coppie omosessuali”.
In Italia c’è chi si affida alla giustizia per risolvere i problemi politici e chi usa i partiti per non affrontare i tribunali. Oggi il belpaese è come una medaglia. Ha due facce.

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