Si scrive difficoltà, si legge occasione

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

La crisi economica degli anni zero è la prima che le persone hanno vissuto come cittadini e visto da utenti. Il piccolo schermo ha provato a raccontare il momento difficile attraverso serie tv, programmi d’intrattenimento e documentari. Nel 2009 HBO, la pay tv diventata famosa per Sex and the City, ha realizzato Hung. Il protagonista della serie è Ray un uomo superdotato che inizia a lavorare come gigolò per risolvere i suoi problemi finanziari. Nel 2010 RaiTre trasmette il magazine pop Viva la Crisi. Il claim della trasmissione condotta da Marisa Passera di Radio Deejay è “Si scrive difficoltà, si legge occasione”. Nel 2011 la tv è troppo impegnata a gestire la propria crisi e le novità video sui cambiamenti economici crescono in rete. Su Produzioni Dal Basso è stata aperta una sottoscrizione per finanziare Presi per il Pil, il documentario scritto da Andrea Bertaglio (giornalista del Fatto) e Lorenzo Fioramonti che si propone di spiegare perché l’aumento del prodotto interno lordo non coincide con la felicità di un paese. “In Presi per il Pil, spiega Andrea Bertaglio, non racconteremo solo il movimento della decrescita sostenibile teorizzata dall’economista Serge Latouche. Il documentario è stato pensato per spiegare l’Italia alternativa, un paese che riparte da un ecovillaggio a L’Aquila e da un Gas (Gruppo di acquisto solidale) di Cuneo dove l’acquisto dei pannelli solari non è a carico del singolo”.
Myrta Merlino, giornalista e conduttrice della trasmissione Effetto Domino 2020 (la7, giovedì a mezzanotte), ha spiegato a D perché l’economia è lo strumento per raccontare i cambiamenti della società.

Cos’è il Pil?

E’ il Prodotto interno lordo. Il Pil sono tutti i beni, i servizi che un paese produce. Il Pil ci dice se cresciamo, se produciamo di più e se diventiamo più ricchi. Sul Pil c’è un grande dibattito. Negli anni Sessanta il grande Bob Kennedy disse che il Pil misura tutto tranne quello per cui vale la pena vivere e in effetti è così. Un paese può avere uno straordinario Pil ed essere infelice. Questo è accaduto in Giappone dove c’erano molti suicidi ma un Pil in crescita. Oggi capita in Cina. Il 70% dei cinesi è angosciato dall’aumento della ricchezza. In molti chiedono che il Pil sia rivisto come parametro. C’è chi parla di Bil, Benessere interno lordo.

L’Italia sta affrontando una crisi economica?
All’inizio ci hanno detto che da noi la crisi non ci sarebbe stata. Poi ci hanno detto che era alle spalle. Questa eventualità è sempre pericolosa perché presuppone che possa succedere qualunque cosa. Dopo di che ci hanno detto che ne stiamo venendo fuori seppur faticosamente. In realtà l’Italia non è stato un paese interessato dalla crisi economica in quanto tutti i problemi legati a questa crisi sono nati per un indebitamento eccessivo. Il problema dell’Italia è la competizione. L’Italia non è un paese competitivo, non ha fatto le grandi riforme. In Italia l’ascensore sociale funziona male. Da tantissimo tempo l’Italia non investe, non progetta e non punta sul futuro. Questo è il vero dramma al di là delle congetture economiche.

Giulio Tremonti è un ministro dell’Economia da promuovere o bocciare?
Bisogna dare due voti a Tremonti. Un voto è quello come guardiano dei conti pubblici, signore molto tosto che ha tenuto a bada gli appetiti dei suoi colleghi ministri. Su questo operato Tremonti ha un 10 e lodi. Peccato che un ministro dell’economia deve fare due cose: tenere i conti in ordine e puntare sullo sviluppo. Deve aiutare le aziende che lo meritano, premiarle. Su tutta questa parte, che è il grande tema dello sviluppo, diciamo che Tremonti ha un 5 risicato.

Perché a Confindustria non piace l’attuale Governo?
Confindustria è un’associazione storicamente filogovernativa. Dal Governo Prodi Confindustria ha ottenuto il cuneo fiscale che ha cambiato il corso del lavoro. Prodi per quel provvedimento fu molto criticato. Si disse che il professore agevolava le imprese.
In questo caso Confindustria è partita allineata con il Governo e il presidente del Consiglio che arriva dal mondo dell’imprenditoria.
Tutto era fatto per intendersi. Ad un certo punto c’è stata la crisi economica e questo Governo non ha puntato a dare fiato all’economia. A fine mandato Emma Marcegaglia, sentendo il forte malcontento dei suoi associati, ha dovuto dare un messaggio che si è concretizzato con il suo messaggio su internet nel quale ha detto “ci sentiamo soli”.

Questo allarme potrebbe pesare sulle prossime elezioni?
La Confindustria è un grande organismo. Certamente in un paese come nostro, fatto di piccole imprese, avere il ceto imprenditoriale scontento o contro può cambiare le sorti di un governo.

All’Infedele (programma la7 condotto da Gad Lerner) Stefano Boeri, candidato alle primarie milanesi del Pd, ha sostenuto che le piccole imprese sono state tradite dall’amministrazione Moratti. Quanto ha influito il voto dei piccoli imprenditori?
Io invertirei il ragionamento. Io non direi che Pisapia ha vinto. La Moratti ha perso. Il voto del 15-16 maggio è stato contro. Sono sette anni che circolano le stesse promesse. Pian piano tutti cominciano a mangiare la foglia e tutti si sentono traditi. Il vero pericolo è il voto contro. La gente non ha puntato sul nuovo candidato. Ha bocciato il candidato uscente.

L’Expo non ha aiutato Letizia Moratti?
E’ ancora tutta da vedere l’Expo a Milano. Finora abbiamo visto gli scandali, le polemiche e le imprese che non partivano. L’Expo è certamente una grande occasione che poteva diventare un grande motore non solo per lo sviluppo economico. L’Expo di Shanghai ha cambiato la città perché loro l’hanno vissuta come una grande sfida progettuale per dimostrare chi erano diventati.

Quale sindaco italiano ha fatto la politica migliore?
Io sono una grande sostenitrice di Sergio Chiamparino. Oggi Fassino vince anche sulla scorta dell’entusiasmo per chi l’ha preceduto. Chiamparino è stato un ottimo sindaco in un momento in cui la città soffriva. Chiamparino non è stato sindaco di una città in evoluzione. Chiamparino è stato sindaco di una città dove la Fiat andava via. Chiamparino ha fatto una buona amministrazione e  ha puntato sul dialogo con le imprese.

Perché la nuova edizione di Effetto Domino è dedicata al 2020?
Io sono convinta che la televisione di oggi sia ripiegata sulla quotidianità e sulla polemica di giornata. Non è possibile che un grande paese non abbia ancora un progetto per il futuro. Per puro caso ho scoperto che Cina e Brasile hanno organizzato delle commissioni per studiare i trend da qui al 2020. Io lavoro per un tv intelligente su un programma di seconda serata quindi posso permettermi di uscire dal dibattito di giornata e dalla rissa quotidiana. La prima puntata di Effetto Domino l’ho fatta sulla longevità. L’innalzamento medio dell’età cambia la società, le nostre pensioni e il nostro lavoro. Sono dei grandi temi che messi nel nostro vissuto ci spiegano come cambierà il nostro futuro. Come sta cambiando il lavoro? Come è possibile che siamo ancora tutti concentrati sui discorsi dei contratti dei metalmeccanici e Marchionne quando ormai l’Italia è diventato un paese di servizio. E’ un dibattito sbilanciato tutto sull’oggi anzi su ieri senza nessuna prospettiva.

Effetto Domino 2020 si avvale della collaborazione con il sociologo Domenico De Masi. Con quali temi deve contaminarsi l’economia?
L’economia non è un recinto chiuso. L’economia è una lente attraverso la quale guardare la realtà. Spesso è la lente più veritiera perché sotto le grandi scelte politiche c’è l’economia. Sotto alcuni grandi fenomeni sociali c’è l’economia. In questi anni non ho modellato l’informazione economia. Io sostengo che l’economia serva per capire. La moda può essere raccontata dalle passerelle o come grande Made in Italy che sta per essere pappato dai grandi gruppi internazionali.

Qual’è il tema economico su cui bisogna ragionare oggi?
Il tema globale è quello delle regole. Noi siamo usciti da una crisi economica epocale facendo finta che tutto vada bene senza sciogliere nessuno dei grandi nodi che questa crisi c’è presentato. Questo senso di onnipotenza del mondo occidentale lo pagheremo. Una delle grandi riflessioni da fare è su quale tipo di sviluppo dobbiamo riprendere una volta superato il momento cruciale della crisi.

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