Intervista a Leonardo Bonanni di Sourcemap

Questo articolo è stato scritto per Wired.

Italiani e cucina, un binomio perfetto. L’industria culturale questo legame l’ha capito. Da dieci anni ci propone sempre più prodotti di cucina. Le ore televisive dedicata ai fornelli non si contano più. Il libro Cotto e Mangiato di Benedetta Parodi, ideatrice del programma tv omonimo, è stato il caso letterario del 2010. Meglio di lei ha fatto solo Benedetto XVI. La ricerca su Google di ” cucina” produce 24mila risultati. In dieci anni sono aumentati i contenuti di cucina ma non la loro qualità. Ma sempre più italiani soffrono di obesità, mentre continuano gli scandali alimentari. Nelle scorse settimane sono state scoperte delle uova alla diossina a Mantova. Leonardo Bonanni, Ceo di Sourcemap.org e ricercatore al Mit Media Lab di Boston, ha spiegato a Wired.it cosa si deve fare per risolvere questi problemi.

Cos’è Sourcemap?
Sourcemap è un catalogo gratuito della provenienza dei prodotti. Questo sito è stato creato per  riempire un vuoto scientifico del movimento verde. La retorica da sola non serve e per scegliere bene un prodotto bisogna sapere da dove proviene.

Com’è strutturato Sourcemap?
La struttura è molto semplice. Il sito calcola l’impatto ambientale di un prodotto considerando tutto il ciclo di vita del prodotto stesso. Questo periodo prevede più fasi: l’estrazione delle materie prime, il loro trasporto e il loro utilizzo. Sourcemap funziona come Wikipedia. Ogni persona che interviene sulla preparazione del prodotto fornisce le informazioni di cui è a conoscenza. La somma di queste informazioni racconta la provenienza del prodotto.

Tu hai aderito al movimento verde statunitense o italiano?
Io non mi riconosco in nessuno dei due. La base di Sourcemap è la trasparenza, non il verde. Io mi sento più vicino al movimento di WikiLeaks. Dal punto di vista scientifico non esiste nulla di verde. Ci sono dei prodotti più o meno adatti. Per capirlo è necessario conoscere le variabili della produzione. Per me è importante fornire queste informazioni agli utenti.

Sourcemap ha una sezione specifica per gli ogm?
No. La preparazione di un prodotto è complicata. Ogni ciclo di lavoro potrebbe prevedere l’utilizzo di organismi geneticamente modificati. Un prodotto non ogm potrebbe essere stato creato con fertilizzanti e semi Ogm.

Sourcemap è solo per gli Stati Uniti?
Il nostro progetto è globale. Il team è a Boston. Di questa squadra fanno parte persone provenienti dall’Europa, dal Canada, dall’Asia. Sourcemap ha utenti in tutto il mondo. Sul sito ci sono informazioni anche sui prodotti fatti nell’Europa dell’Est, in Italia, in Africa e in Asia. La gente comincia a mappare i prodotti e a riempire il sito. Su Sourcemap si trova di tutto. C’è chi vuole sapere del cibo di gatti, chi compra solo nel proprio paese e chi investe solo nei paesi in via di sviluppo.Quando è nato Sourcemap?
Il sito è aperto al pubblico dal settembre 2009. Al progetto abbiamo iniziato a lavorarci nel 2006. In un anno Sourcemap ha fatto un milione di pagine viste, 500mila visitatori e 5mila utenti. Il sito è frequentato da imprese, produttori e ricercatori.

Quali sono le tue abitudini alimentari? Sei vegetariano?
Non mi limito per niente. Da questo punto di vista sono sempre più globalizzato. Mangio sempre più cibo biologico o prodotto dai mercati equo e solidali.

Da quanto tempo vivi negli Stati Uniti?
Ho 33 anni e vivo negli Stati Uniti da 23. Quando avevo dieci anni la mia famiglia si è trasferita a Chicago per lavoro.

Il consumatore americano assomiglia a quello italiano?
Ci sono differenze enormi. Negli Stati Uniti il cibo è pessimo. Vino e caffè stanno migliorando grazie alle informazioni sulla provenienza. I venditori italiani dovrebbe sfruttare di più i social network, forti negli Stati Uniti, per vendere meglio le loro produzioni.

L’orto di Michelle Obama è diventato famoso. Questo lavoro serve per migliorare il cibo negli Stati Uniti?
Michelle Obama sta facendo qualcosa di importante anche se in molti, seguendo il suo esempio, hanno iniziato a glorificare solo i prodotti locali. A volte è meglio importare. Far crescere la frutta tropicale a Washington, New York o Boston richiede molte energie. Comprare dal Nord Africa questo tipo di prodotti è meglio.

Il Parlamento italiano ha approvato una legge riguardante l’etichettatura degli alimenti: tutti dovranno indicare la provenienza. Ma l’Europa l’ha appena bocciata. Sei favorevole o contrario?
Sourcemap non è per l’etichettamento. Il sito permette ad ognuno di creare una propria etichetta. Un codice QR che si legge con l’iPhone. Ogni materia prima ha la sua provenienza e Sourcemap permette di creare un’etichetta con tutte queste informazioni.

A Mantova sono state scoperte delle uova alla diossina. Questo inquinamento alimentare può essere eliminato?
Una volta che muore qualcuno si cerca la causa. Non esiste un sistema di tracciabilità preventiva. Questo è quello che cerchiamo di fare con Sourcemap. La mucca pazza è stata risolta proprio ricostruendo la storia del prodotto.

L’Italia avrebbe potuto darti le stesse opportunità degli Stati Uniti?
Non lo so. Spero di avere un ufficio in Italia. In questi giorni sono in Francia per creare un nucleo di programmatori qui. Il nostro  è un progetto open source. Ci servono contributi da tutti i paesi.

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