nepotismo

Referendum. E, probabilmente, una serie di pagine reciclate dal precedente appuntamento elettorale. Come da prassi non ci sarà un solo risultato vincente. Si disquisirà su un numero più o meno infinito di opzioni che concettualmente allontaneranno dal cittadino la cronaca reale di ciò che è stato chiamato a fare. Comunque. Poniamo che lo stesso modello di analisi sia trasportabile anche in altri contesti. Chi rimane sconfitto, ad esempio, dal nepotismo? In prima battuta si potrebbe sostenere che il perdente vero è chi non riesce ad arrivare al determinato traguardo a causa dell’indeterminato affiliato. Vero. Vista da un solo punto di vista la vicenda presente un unico, generalizzato, perdente. Per capire, però, che il nepotismo non produce un solo prodotto di scarto per la società è sufficiente vivisezionare il fenomeno. Chi pensa che la predicazione, e la relativa messa in atto, del nepotismo sia giusta (in termini assoluti) non percepisce che il vero perdente è lui. Lui lontano da quella luce, che dovrebbe accendersi in prossimità di un futuro migliore. Lui che non ha neanche le capacità di valutare visi nuovi senza visionarne prima il sangue. Lui senza credibilità.

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