baricco ascolta il rock e balla il rap

Cambiano i conduttori. Cambiano i canali. Ma l’adolescente è sempre lì. A cercare il proprio Caronte.

Non abbiamo fatto in tempo a perdere il telecomando, prima vera vittima del rullo di repliche previste per i mesi estivi, che già si fan un gran parlare di cosa ci aspetterà il prossimo autunno. Come se la cattura di Peter Pan, sulla quale sembra si cimenterà per l’ennesima volta Bonolis Paolo, sia un fatto di cronaca comparabile solo al caso Battisti.

Eppure prima di pensare alle prossime nominations, pacchi da aprire o serial (sempre sui medici) da seguire un bilancio su quanto si è visto in questo primo semestre va fatto. Non solo per capire dove si siano accasati i protagonisti del piccolo schermo (raramente si sono visti così tanti traslochi, “Le Invasioni Barbariche” su RAI Due, “Markette” su Italia Uno, “Very Victoria” su La7, “Viva Radio 2” su Sky Uno, …).

Un bilancio va fatto per capire, quindi avvallare, la provocazione di Alessandro Baricco (secondo il quale i soldi pubblici andrebbero investiti sulla tv).

In principio fu la volta di X Factor. Sul quel parco, oltre a tanti bravi cantanti, salgono i Bastards Sons of Dioniso. Jacopo. Michele. E Federico. “Rock the Cashab”. “I Wanna Be Sedated”. E “L’Amor Carnale”. In tre non riescono ad avere tante primavere quante il loro capitano. Mara Maionchi. Conquistano il pubblico diventando un vettore. Attraverso di loro, molti rivivono la propria adolescenza. Molti si ricordano di quando il rock doveva rappresentare un futuro migliore. Per poco così non vincono su RAI Uno il talent. Per poco così non diventano una boy band, tanto che invitati da Mtv per i TRL Awards suonano con i strumenti coperti di cellophane. Loro in playback non voglio esibirsi. Non vogliono somigliare a qualcosa. Loro sono qualcuno. Come ogni adolescente che rivendica il proprio diritto all’autenticità.

Succede poi che la stessa rete sperimenti un programma con caratteristiche analoghe. Academy. Lo share non premia la sala ballo di Paganini e colleghi. Si va avanti. Comunque. Fino alla finale dello scorso sabato vinta da Morena. Classe 1985, come il sottoscritto. Morena con il compagno Stefano giocano nella squadra dell’hip hop. Sconfiggendo, sfida dopo sfida, ballerini più classici (non solo per disciplina).

Cambia il ballo (i bastardi probabilmente pogano). Cambia il beat (i bastardi probabilmente non conosco un dj). Cambia la cultura (i bastardi probabilmente pensano che Tupac sia il marchio di uno snack). Non cambia, però, il corpo dell’adolescenza. Tanto quanto Jacopo-Michele-Federico Morena e Stefano sono stati amati dal pubblico perché attraverso la storia della propria disciplina hanno ricordato a molti il primo incontro con il proprio Caronte. Per molti è una rockstar. Per altri un b-boy. Per tutti gli altri è qualcuno di speciale che lì ha accompagnati dall’adolescenza all’età matura. Quella della coming out e della consapevolezza. Quella in cui, come nel caso di Alessandro Baricco, hai capito a riconoscere dove avviene la prima cotta adolescenziale per un’artista.

Probabilmente chi verrà dopo di noi per raccontare la cultura emo (altra espressione adolescenziale tanto quanto il rock e il rap) presenterà al popolo la potenza di internet. E non solo della televisione.

Probabilmente, per sensibilizzare gli adolescenti su importanti temi sociali, è meglio che quella persona si faccia avanti domani. Dopo al massimo.

Non vorrei ritrovarmi all’età di Baricco (che per la cronaca è coetaneo di mia madre) ad ipotizzare come trovare, quindi provare a crescere, con le prossime generazioni. Non vorrei confidare solo negli sviluppatori di Google.

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