parola, passione e peso

Sostenere che la parola abbia un potere, il più delle volte, fa figo. Se veramente il pensiero pesasse come una pietra, o per eleganza fosse leggero come iperbole, probabilmente le persone litigherebbero di meno. Esprimendosi meglio il confronto non dovrebbe sfociare in uno scontro. Sulle parole dette questa mattina da Fabio Volo, durante il programma radiofonico, ci ho pensato spesso durante la giornata. Non solo perché così volitivo non lo sentivo da tempo. Troppo. Non solo perché ha criticato la sinistra costruendo la propria analisi su un sano pragmatismo (di cui si è occupato anche Christian Rocca presentando agli utenti de “il Foglio” il nuovo articolo dell’Economist su Berlusconi). Questa mattina ha dimostrato di essere una persona, prima che un professionista. Pronto al confronto. Poco ha contato, secondo me, per quali idee si sia messo in gioco. Quelle parole, giuste o sbagliate (personalmente propendo per la prima ipotesi), si sono inserite in un presente dinamico che progressivamente le ha avvicinate a quelle dette più tardi da Mario Calabresi (poco più grande di Fabio). Il neo direttore de La Stampa, oltre a spiegare come dovrebbe essere il presente per garantire al gruppo di lavoro un prezioso futuro, ha parlato con passione. Come Fabio. E molti altri. Probabilmente è questo il parametro necessario per dare alla parola potere. E sì, un peso specifico.

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