bignardi, brunetta e l’era post barbarica

Cara Daria,
ti scrivo mentre guardo la prima puntata (in prima serata) di Tetris. Il venerdì sera punta a diventare un altro ingordo dei palinsesti italiani. Dopo la seconda serata di cui si dibatte di più negli spazi giornalistici che negli slot stabiliti per la messa in onda.

Tu, probabilmente, non lo sai ma tra di noi spesso ci sono stati pochissimi gradi di separazione. Malgrado ciò non ci siamo mai incontrati anche se in alcuni momenti della mia vita ci sei stata. L’ultimo numero di Donna ad esempio è stato sulla mia scrivania per mesi. Quella copertina ha rappresentato per me una consapevolezza. “Una voce nella notte”, che ho letto dopo una tua presentazione alla radio, è uno dei libri che ho amato di più (sono stato piacevolmente stupito quando ti ho sentito citare l’opera di Maupin con Marisa Passera in occasione del recente compleanno di Radio Deejay).

Quando non ci sei stata tu, ci sono stato io. Nei pomeriggi cronometrati utilizzando sistemi di misura validi solo in tempi moderni. Nelle tarde sere, quando osservavo ciò che rimaneva di un’invasione barbarica.

Un progetto narrativo come quello pensato da te e il tuo gruppo di lavoro, probabilmente, mi piacerebbe realizzarlo anche se la necessaria maturità professionale che serve per affrontare tale sfide la acquisirò (avendo oggi poco più di 23 anni) in concomitanza con il sorpasso vero e socialmente percepito di internet sulla tv.

Puntata dopo puntata osservo i piccoli cambiamenti (schienali, ad esempio, più bassi perché così in campo entra il pubblico) che state apportando a l’era glaciale. Finora ho sempre avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Non solo per quanto riguarda lo scheletro narrativo (trovo personalmente più interessante i tuoi storici talk ai contributi delle teche RAI).
Mancava secondo me qualcosa che connotasse il tuo stile in questo nuovo contesto, che di fatto ti avvicina sempre di più al collega Fazio.

Con Brunetta, malgrado gli evidenti problemi, tale caratteristica è emersa. Non è un caso che le interviste registrare successivamente, secondo me, siano state più efficaci di quelle fatte prima. Con Geppi sei arrossita. Con Fabrizio sei stata, visibilmente, onesta.

Capisco che sia più semplice intervistare (per una serie di motivi, non solo politici) Dario Franceschini o Massimo D’Alema ma l’incontro con il Ministro Brunetta ha innescato, secondo me, il vero processo di glaciazione.

Come telespettatore, prima che da osservatore del mezzo, ti chiedo quindi di proseguire nella ricerca di antipatici. Di destra. E di sinistra.

Molti sono in grado di far sciogliere i propri interlocutori (Fazio in primis). Da te, per il lavoro fatto precedentemente, mi aspetto (anche) intervistati raggelati.

4 risposte a “bignardi, brunetta e l’era post barbarica

  1. E’ stato un bell’incontro, ma la tua tendenza a punzecchiare, a provocare spesso e a discettare
    con ironica supponenza, ha trovato pan per i tuoi denti.Non sempre è possibile impunemente spaziare con quel tono velenosamente compito di cui sei abile maestra. Da posizioni di forza, sì,
    come Brunetta ha ben puntualizzato, quella forza che conferisce a certi giornalisti la possibilità di offendere da sicure trincee,
    salvo inevitabili(ma innocue)retromarcie che finiscono confinate in ventesima pagina senza possibilità di ulteriori repliche. Una bella, opportuna lezione.

  2. cosa c’è da moderare; non è altro che un commento alla cronaca di una pubblica trasmissione televisiva dove gli stessi concetti
    sono stati espressi da un Ministro della Repubblica.

  3. non è stato un incontro tanto cattivo…

    http://ilprimopasso.wordpress.com

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