priorità, perdono e professione (comparsa)

Lasciare un segno sembra essere diventata una delle priorità di questi tempi. Di questi momenti bulimici al punto che c’è chi sostiene che la decisione ponderabile del mettersi a dieta possa incentivare il dimagrimento drastico, con relative conseguenze, della comunità femminile. E femminista.
Lascia il segno un writer. Rimarca chi deturpa il lavoro con un, forse banale, “grafittari in carcere”.
Lascia il segno, indelebile, un uomo di infima virilità il cui orgasmo è procacciabile solo attraverso uno stupro. Rimarca tanta assenza di coscienza civile chi augura una violenza sessuale a chi cerca di identificare il punto iniziale di questo vuoto.
Ci sono poi quelli che si tatuano. Che scioccano. E che testimoniano.
Tutti impegnati a scrivere su di sè, o su altri, una piccola nota. Che si accordi con altre poco conta. Anzi. Più si differenziano, più si sentono realizzati. Presenti.

Non tutti però puntano a suonare come un rave party, degno dei prozac-di-acido-acida. Chi evita questo tipo di ritmo é abituato al silenzio. Ad un silenzio bianco abitudine.

È abituato a commentare le condizioni climatiche sul proprio facebook e inserire alla voce professione, vicino alla propria foto della faccia (sulla carta d’identità), il sostantivo (necessario come un orpello) comparsa.

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