31, supermercato e deb

Ipotizziamo che oggi, 31 dicembre 2008, non sia l’ultimo giorno dell’anno solare e che quindi tutto il brusio che c’è sempre oggi non ci sia più. Finito. Silenzio.

Supponiamo quindi che tutti i buoni propositi pensati, scritti e depositati nell’apposito catasto non stiano più in stand by. Ci siano e circolino tra di noi come le hostess dei supermercati. Nervosamente perfette, sempre vestite male e calme malgrado tu debba sbrigare almeno commissioni cinque nel tempo che loro pretendendo che gli sia dedicato. Di solito quantificato tra i 30 e 45 secondi.

Diamo per certo che tale condizione possa essere perpetua. Chi, sinceramente, riuscirà nell’intento? Pochi. Talmente pochi che forse per i giorni che verranno un pensiero più che ai desideri (preferibilmente di miglioramento) andrebbe dedicato alle persone.

Comincio io.


A Debra, vera vittima di tutto l’inquinamento mediatico attuato dalle soap opera più trash che la tv mondiale abbia messo in onda negli ultimi cinquant’anni.

A Debra, funanbolo principessa della categoria “donne”. Divisa tra patatine-birra-disordine e fidanzati sessualmente invidiabili-troppo tenebrosi-precisini come pochi.

A Debra, perfetta testimonial delle famiglie di fatto. Agglomerato di persone che esclude, ad esempio, la ricostruzione del proprio albero genealogico. Di indagini. Sul proprio fratello.

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