sposa, nebbia e mancanza

È arrivata. Da sola. Come una sposa all’altare che cammina piano, per paura di far incontrare i tacchi con il vestito. Quello non minimale. Quello che non era nelle aspettative. Quello che per questo momento ti permette di essere altro.

È arrivata così la nebbia ieri sera. Con quell’eleganza un po’ cialtrona che apprezzi e stimi solo se ti capita di goderne poche volte nella vita. Troppo trash potrebbe storpiare.

E poi quella sposa impara come muoversi. Quella nebbia diventa familiare. Nessuno più ci si stupisce che una serie di movimenti è giusto che rimangano un po’ così. Un po’ coordinati. Un po’ freestyle.

Nessuno si stupisce e si indigna se si denuncia una complessiva mancanza. Quella del pensiero. Quell’articolazione di passi per il quali elabori una tesi. Esprimi un voto.

Ci si arriva così ordinati, a quell’altare, che non si crede nel giuramento. Ma nella sua recitazione.

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