Liberi di non rifare solo il Rischiatutto

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi ripescando dal passato prova a mettere una pezza, a sistemare le storie con un finale spezzato.

La prossima stagione tv prevede, infatti, il passaggio dal bianco e nero al colore di Rischiatutto, il quiz condotto da Mike Bongiorno, dal 1970 al 1974. La resurrezione di Rischitutto sarà realizzata, per Rai3, da Fabio Fazio (classe 1964).

Rischiatutto ritorna in un mondo che, nel frattempo, si è ribaltato.

Nel 1970 i cantanti, nello specifico Paul McCarnety, andavano in tribunale per trascrivere lo scioglimento di una band, la scomparsa dei Beatles. In questi mesi, invece, le rockstar, nello specifico Phil Rudd (batterista degli AC/DC), provano ad essere persone migliori per un giudice che potrebbe portarli in carcere, dopo aver provato commissionato un omicidio.

Nel 1970 il ministro degli Esteri, Aldo Moro visita l’Iran e viene ricevuto dallo Scià, Mohammad Reza Pahlavi. Nel 2015 Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri, lascia il proprio dicastero e inizia un percorso con l’Eni.

Nel 1970 il calcio ci faceva battere il cuore, era una battaglia, la faccia bagnata del tifoso dopo la finale persa, in Messico, con il Brasile. 45 anni dopo il calcio sembra, solo, un gioco tra corrotti.

Libero è chi non confonde il passato con un freepass. Dai giorni sfioriti dovremmo recuperare anche i re, come Umberto Bindi (censurato a causa della sua omoaffettività), che hanno subito un ingiusto scacco matto.

Se si recupera senza un senso valgono anche i progetti assurdi. Perché Karen Walker non prende il posto del Papa e propone ai fedeli di bere vodka liscia senza olive (che rubano spazio)?

Libero è chi rinuncia al super spoiler su Game of Thrones

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi può vedere, leggere, vivere una storia senza fretta.

Sui social, in queste ore, è scoppiato l’ennesimo spoiler su, nello specifico, il finale della quinta serie di Game of Thrones trasmesso, negli Stati Uniti, la scorsa domenica. A sostegno dell’antipatico svelamento una serie di articoli che affrontano: tutte le teorie dei fan (Wired), la controfigura utilizzata da un personaggio (Giornalettismo), il richiamo a delle soap-opera con situazioni analoghe (Vanity Fair), la preparazione del singolo spettatore (TvZap), …

Quanto sta succedendo sulla serie più scaricata di sempre si è verificato, nelle scorse settimane, anche su Grey’s Anatomy. La notizia riguardante la scomparsa di uno dei personaggi chiave del Seattle Grace Hospital si diffusa in pochissimi secondi.

Libero è chi dribbla lo spoiler e prova a sopravvivere nello stesso spazio occupato dall’aspirante secchione che spunta un finale a caso pur di dimostrare che ne sa più, semplice fruitore di una storia.

Libero è chi prende atto che il lieto fine o comunque il finale non è più, ahimè, il perno di un racconto e si concentra su altri segmenti del percorso narrativo. Mai come oggi la meraviglia vera si vede, legge, vive nell’inizio.

La Stampa, mentre ci si intrippava su chi e cosa ha fatto inciampare il tal personaggio di Game of Thrones, raccontava una singolare scoperta fatta da un gruppo di signore del Trentino. Le settantenni, prima di concludere la propria storia terrena, han deciso di vedere, per la prima volta, il mare.

Libero è chi non rinuncia al wow e in assenza di un finale atteso si regala una partenza pirotecnica.

Libero è chi investe sulla cultura (con gli Italiani Made in China)

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi si slaccia dal livore e non fa scoppiare un petardo solo per il piacere, perverso, che provoca un’esplosione.

In questi giorni si fa un gran parlare delle persone in più, del surplus di speranza, della presunta implosione degli immigrati. C’è chi li conta e chi capisce la relazione matematica tra il cittadino medio e la regione (spacciata) per modello.

Libero è chi spezza il silenzio e inizia a sentire le storie che, secondo dopo secondo, si mischiano alle nostre.

Il mondo che cambia è al centro di “Italiani Made in China”, il nuovo, fighissimo, programma di RealTime che presenta alle seconde generazioni il punto di partenza delle famiglie, operanti in Italia.

Libero è chi, come Connie, media tra una madre (che non la vuole così italiana) e un paese che prova a farla sentire in colpa.

Libero è chi, come Massi, passa i propri giorni con più genitori (2 italiani e uno cinese). Il corpo delle famiglia italiana cambia più velocemente delle vacue pippe politiche.

Libero è chi, come Francesca, prova a capire perché si sente come una goccia d’olio in una pozzanghera d’acqua.

Libero è chi, 40 anni dopo (circa) l’uscita di China Girl di David Bowie, non ferma un flusso ma pensa al futuro. Il paese, già oggi, ha più colori della monocratica intolleranza di alcuni italiani.

Libero è chi cambia sesso (come Bruce Jenner)

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi investe sull’inizio e non inciampa nell’invecchiamento. In meno di di 4 giorni, lo 0,0001 della vita media di un italiano, la stampa si è interessata di una maratoneta 90enne e di una laureata con più di cent’anni.

Libero è chi non pone un confine, stagionale, al cambiamento e si affaccia al domani come un adolescente. Su questa attitudine gli Stati Uniti stanno costruendo la loro, ennesima (e auspicata), rivoluzione culturale.

Libera è la settantenne di Grace & Frankie (la nuova sfavillante serie di Netflix con Jane Fonda e Lily Tomlin) che non rinuncia al sesso e si regala una nuova relazione (il marito la molla per convolare a giuste nozze con lo storico amante) se e solo se il cavaliere la sbaciucchia al buio.

Libero è il settantenne di Transparent (la punta di diamante della produzione di Amazon Studios) che dopo aver sistemato tutto decide di non rimandare un cambiamento spesso: Mort vuole congedarsi dal piante solo dopo aver cambiato sesso.

La felicità dell’uno e la favola convergono nello stesso centro, nello stesso presente scandito dalla storia dello sportivo Bruce Jenner che vuole essere chiamata Caitlyn (foto) e il confronto globale sui bambini trans.

Libero è chi non giudica e gioca, ogni giorno, con la grammatica. Ognuno dovrebbe preferire un punto di domanda a uno esclamativo.

Libero è chi abbassa l’IVA sugli assorbenti femminili

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Sui social di ognuno noi scorrono, ogni giorno, scatti, sensazioni, stimoli. Secondo una stima approssimativa Facebook è l’autostrada percorsa ogni ora da 34milioni di persone, utenti che stabiliscono cosa debba fare uno scatto.

Chi di noi non si è indignato davanti l’abito indaco di Kheda, la sposa bambina che nei giorni scorsi ha dovuto impegnarsi per sempre con un militare che ha spezzato il sorriso della minorenne pur di aggiungere una moglie al suo palmares?

Chi di noi non si è interrogato davanti le istanze di Brittany, la ragazza che ha smesso di resistere e attraverso i social ha fatto sapere che dal 2 novembre non sarebbe più stata tra noi per dimostrare che le malattie che non si possono sconfiggere non dovrebbero decidere il nostro destino?

Chi di noi non ha individuato nelle immagini indelebili che le donne senza seno si sono fatte sul proprio petto privo di simboli materni l’incredibile materia di cui son fatte solo le persone invincibili?

Ognuno di noi, prima o poi, ha scritto uno status su questi squarci. Ognuno di noi, prima o poi, ha creduto di essere sazio solo dopo aver spostato una storia spessa da un social all’altro.

Libero è, però, chi non confonde una descrizione con una decisione. Libero è chi non schiva le donne del proprio presente, dentro o fuori, il pc.

Un’utente italiano di change.org (la piattaforma di petizioni on-line) chiede un abbassamento dell’IVA per gli assorbenti femminili (su cui vige un regime riconducibile ai beni di lusso). Una proposta analoga è portata avanti anche da un politico australiano.

Libero è chi, prima o poi, si libera dai like e prova, appoggiando una campagna che stabilisce cosa non può esser considerato superfluo per una donna, a dimostrare che alle femmine si può pensare in più momenti, non solo durante la pausa pranzo passata su fb.

Libero è chi smette di essere giovane con Sorrentino

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi si libera dall’oblio, condizione che ha infastidito solo nell’ultimo anno 254mila utenti. Una persona ogni 30mila, secondo Repubblica, ha infatti chiesto a Google di cancellare un contenuto di sua competenza.

Libero è chi prova ad essere il protagonista della propria storia. Il presente è diventato, progressivamente, l’intercapedine infinita tra il presente e il futuro che poco alla volta ci priva dell’invecchiamento malgrado l’evidente innalzamento dell’età media. Libero è chi decide che il destino è decisamente meglio di un déjà vu. Il domani certo, non a caso, è il domino narrativo che sta facendo distinguere l’Italia a Cannes. I figli di uno dei paesi più vecchi del mondo han portato sulla Croisette la morte, momento che l’oblio, poco alla volta, sta facendo scomparire in mezzo a tante storie.

Libero è chi si può confrontare con un congedo familiare come nel caso di Moretti che racconta chi prova a resistere alla morte della madre.

Libero è chi può capire il lieto fine della novella di Garrone che racconta una storia, un racconto dei racconti che per essere tale non può non avere il “C’era una volta” o il “E vissero felice e contenti”.

Libero è chi si emancipa dall’eterna Grande Bellezza e sente il bisogno, come nel caso di Sorrentino, di raccontare storie, ritagli quotidiani fatti di sveglie senza quegli after che hanno allargato, secondo dopo secondo, l’oblio da cui stiamo cercando di scappare per poter – finalmente – scomparire.

Andrea Faustini, l’italiano che sbanca a X Factor in Gran Bretagna

Questo articolo è stato scritto per Rolling Stone.

Per ogni straniero che arriva nel nostro paese ci sono due italiani che scappano all’estero – dice la fondazione Migrantes. La proporzione regge anche in tv.
Per una Elhaida Dani, giovane albanese vincitrice della prima edizione di The Voice of Italy ci sono Luca Manfè e Andrea Faustini, due italiani che si sono fatti notare in talent stranieri. Il primo ha vinto la quarta edizione di Masterchef Usa. Il secondo, invece, è appena arrivato ai live dell’undicesima edizione di X Factor UK, il trampolino di lancio degli One Direction che non sente l’usura del tempo.
Dire che Faustini è piaciuto è riduttivo: fosse per i bookmakers sarebbe già vincitore dell’X Factor britannico.
La prima puntata della nuova edizione è stata vista da 8 milioni di persone, quel 40% di share che in Italia si tocca solo durante la settimana di Sanremo. Il debutto di Andrea Faustini, lo scorso sabato, è stato visto 380 mila volte su Youtube in meno di 48 ore.
Ma per il cantante italiano X Factor UK non è la prima volta in tv: aveva partecipato alla prima edizione di Ti lascio una canzone, il talent per bambini condotto da Antonella Clerici, nel 2008.
Trovate le sue performance Rai in rete, dove sono ricomparse grazie al successo che Andrea Faustini sta ottenendo nello show britannico. L’esibizione dei Bootcamp, in meno di due settimane, ha superato il milione di visualizzazioni su Youtube.
L’edizione italiane e quella britannica hanno più incroci di quanto credereste: Lorenzo Fragola – che giovedì scorso ha fatto registrare a Sky gli stessi ascolti di Michele Santoro e del suo Servizio Pubblico, in chiaro, su La7 – sembra aver studiato la lezione di James Arthur, vincitore nel 2012 di X Factor UK. Un indizio? In un video sul suo account Youtube, Fragola canta Impossible, la canzone che ha permesso ad Arthur di avere la meglio sullo sfidante Jahméne Douglas nella finale dell’edizione di due anni fa.
Arthur e Douglas avevano ingaggiato una sfida memorabile: due concorrenti della stessa squadra in finale. Una situazione rarissima, che proprio in quei giorni stava succedendo anche in Italia, grazie al tocco di Morgan – che aveva portato in finale due over 25: Chiara Galiazzo e Ics.
Il guizzo del frontman dei Bluvertigo – uno che è arrivato a trasformare The final countdown degli Europe in un tango – è un tocco che è molto apprezzato anche dagli spettatori britannici. Basta vedere questa undicesima edizione di X Factor UK: ben quattro dei 12 concorrenti del talent hanno portato sul palco del primo live un mash-up degno del miglior Morgan.
A ben vedere, c’è un perché: miscelazione musicale è un mezzo necessario per raccontare il melting pot presente in moltissimi paesi, Italia inclusa. Simon Cowell, inventore del talent musicale, sa che uno show per essere contemporaneo (quindi vendibile) deve parlare delle mutazioni della società.
È per questo che lo scorso sabato, a X Factor UK, ha fatto cantare al suo Stevi Ritchie una canzone come Livin La Vida Loca di Ricky Martin. Gli serve la cultura latina senza la quale non avrebbe potuto adattare, tra il 2011 e il 2013, il talent show per gli Stati Uniti.
Fuori dall’Italia oggi non c’è un’alternativa, una terra promessa, per i nostri artisti.
I talent, in particolare quelli canori, hanno abbattuto il confine geografico e garantito agli aspiranti cantanti di creare e riconoscersi in una cultura globale.