Sulla sedia sbagliata di Sara Rattaro (recensione)

Questo video è stato preparato per Virgin Radio.

Libero è chi non si dissocia da uno sbaglio. In queste settimane, sempre più spesso, la cronaca della canicola ha previsto casi particolari, privi di protezione emotiva. Siam passati dal pugnale conficcato nel cuore di un patrigno impertinente al pegno d’amore di un innamorato pazzo che si è portato a casa l’infinito della persona amata sgozzando un semplice e diciassettenne corteggiatore.

Cosa succede se la cattiveria altrui che ci scorre addosso attraversa, improvvisamente, la pelle e arriva al nostro sangue? Cosa succede se la distanza tra noi e lo sbaglio altrui sparisce di colpo?

Queste sono alcune delle domande che si fa la protagonista di “Sulla sedia sbagliata” di Sara Rattaro, una madre senza più quella mediazione che ha fatto di lei un genitore da medaglia d’oro.

Libero è chi per un secondo soltanto smette di essere uno sciacallo e in silenzio prova a capire cosa succederebbe se sulla sedia del colpevole non ci fosse un soggetto anonimo ma una persona che amiamo senza se, senza ma.

Gay solo perché “Ce lo chiede l’Europa”

Questo articolo è stato scritto per GQ Italia.

Il nostro Paese, prima o poi, dovrà fare i conti con la paura che il cittadino medio prova ogni volta che incrocia il prossimo, una persona che riflette e rimanda al mittente le proprie preoccupazioni. L’italiano medio non vuole vedere il profugo perché, inevitabilmente, lo rimanda alla povertà che sta rosicchiando la patria, una condizione che in realtà è una conseguenza. Proprio in queste ore abbiam scoperto che le baby pensioni sono aumentate, solo nei primi sei mesi dell’anno, del 108%.

L’italiano medio cambia canale ogni volta che l’anchorman di turno prova a farci capire perché il presente, ma soprattutto il futuro, del popolo greco assomiglia al nostro. Ogni singolo sforzo di Alexis Tsipras ci ricorda, inevitabilmente, i nostri silenzi davanti quel “Ce lo chiede l’Europa” che non è più un ricostituente. “Ce lo chiede l’Europa” è diventato una sentenza che decreta la morte celebrale della Democrazia che smette di prendere, da sola, delle decisioni.

Il respiro dei social, da diverse ore, è scandito dai sorrisi dell’italiano medio che vede nell’ennesimo pronunciamento della Corte Europa sul riconoscimento delle coppie omoaffettive la fine di un passato pregno di discriminazione.

Poco importa, evidentemente, se il raggiungimento del traguardo è arrivato in terapia intensiva. Poco importa se il riconoscimento sembrerà essere solo il rutto di un Cetto La Qualunque che farà lo splendido con le nostre esistenze a metà solo perché “Ce lo chiede l’Europa”.

A noi, italiani medi spaventati dallo sconosciuto, sembrerà di poter, finalmente, affrontare una maratona, il matrimonio. In realtà dovremmo chiedere all’officiante di attrezzarsi per celebrare un altro sacramento. Il presunto lieto fine della favola odierna non è altro che un funerale. Una nazione che pensa al prossimo solo perché “Ce lo chiede l’Europa” è morta.

30/ventisette

trenta

  1. Velvet – Tutti A Casa (https://youtu.be/Nr9VS0MWkyA)
  2. Karen Elson – If I Had a Boat (https://youtu.be/SkFO1qIMeSE)
  3. Alt-J – Hunger Of The Pine (https://youtu.be/dCCXq9QB-dQ)
  4. Sub Focus – Endorphins (https://youtu.be/Y3CYKXBEtf0)
  5. Nostalghia – Homeostasis (https://youtu.be/VCMWXPCbc2E)
  6. Seafret – Oceans (https://youtu.be/aqsL0QQaSP4)
  7. Arctic Lake – Limits (https://youtu.be/swz3ok6cNKc)
  8. Tame Impala – ‘Cause I’m A Man (https://youtu.be/hefh9dFnChY)
  9. Kwabs – Perfect Ruin (https://youtu.be/Yvo620cGMyw)
  10. Django Django – First Light (https://youtu.be/oACQyGiM9Lg)
  11. Rae Morris – Love Again (https://youtu.be/JvS4q2QORlo)
  12. George Ezra – Did You Hear the Rain? (https://youtu.be/hbfHe3nd_Lo)
  13. Pendulum – Watercolour (https://youtu.be/tEPB7uzKuh4)
  14. The Last Internationale – Wanted Man (https://youtu.be/sTXlK-O2Q8E)
  15. All About – Be My Murderess (https://youtu.be/PD3DtlaX2u4)
  16. Fall Out Boy – Uma Thurman (https://youtu.be/2VTxYQL2SbA)
  17. Ella Eyre – Together (https://youtu.be/eK5mH9oF7T4)
  18. Andy C & Fiora – Heartbeat Loud (https://youtu.be/8lN0xBGWL-E)
  19. Sense8 Original Soundtrack Opening (https://youtu.be/ZOCDIulW1Rs)
  20. “The Americans” opening (https://youtu.be/mzZsrGJJDH8)
  21. London Grammar – Hey Now (https://youtu.be/nMEHJPuggHQ)
  22. Nick Mulvey – Fever To The Form (https://youtu.be/Ds0jtuyslbI)
  23. Everything Everything – Regret (https://youtu.be/RDSEtWt9u-A)
  24. Jungle – Busy Earnin’ (https://youtu.be/BcsfftwLUf0)
  25. Rudimental – Never Let You Go (https://youtu.be/0TtA_oP1zoE)
  26. Beck – Dreams (https://youtu.be/oTM3YPTYNo0)
  27. Iggy Azalea – Black Widow (https://youtu.be/Zh3VENebCgk)
  28. Chase & Status – End Credits (https://youtu.be/YXIHXQjbtl8)
  29. The Vaccines – 20/20 (https://youtu.be/JQacsqQ2Gdg)
  30. Laura Pausini – Inedito (https://youtu.be/-IavjShfwJo)

Libero è chi legge “Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio

Questo video è stato realizzato per Virgin Radio.

Libero è il singolo che non si fa schiacciare dallo sconforto.

Il dolore porta nella vita di ognuno di noi una decisione totale e totalizzante. C’è il dolore che spezza un sentimento, una storia, il successo di una coppia che smette di cantare “Felicità” dopo la scomparsa della figlia.

E poi c’è il dolore che demarca uno spazio. Ci sono loro. Ci sono gli altri. Il fratello di Emanuela Orlandi sembra un faro, lontano dalla società ma davanti un mare di dolore con cui non riesce a confrontarsi.

E poi, in realtà, c’è un dolore che non cambia il nostro destino. In “Mi sa che fuori è primavera” Concita De Gregorio racconta una madre che non rinuncia alle risate malgrado la menomazione familiare con la quale deve confrontarsi. La donna perde entrambe le figlie, uccise, probabilmente dall’ex marito. Ancora oggi non si sa dove siano le due adolescenti.

La protagonista del libro non smette di camminare pur sentendo, ogni singolo secondo, il dolore fisico delle cicatrici finite sulla sua anima.

Libero è chi trasforma la sostanza dello sconforto che può non essere una diga che si spezza.

Il dolore, ci ricorda Concita De Gregorio, non è altro che decine di gocce d’olio in un secchio d’acqua.

Quando capisci che tu sei l’acqua e poi convivere con un corpo estraneo cominci ad essere veramente libero.

Liberi di non rifare solo il Rischiatutto

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi ripescando dal passato prova a mettere una pezza, a sistemare le storie con un finale spezzato.

La prossima stagione tv prevede, infatti, il passaggio dal bianco e nero al colore di Rischiatutto, il quiz condotto da Mike Bongiorno, dal 1970 al 1974. La resurrezione di Rischitutto sarà realizzata, per Rai3, da Fabio Fazio (classe 1964).

Rischiatutto ritorna in un mondo che, nel frattempo, si è ribaltato.

Nel 1970 i cantanti, nello specifico Paul McCarnety, andavano in tribunale per trascrivere lo scioglimento di una band, la scomparsa dei Beatles. In questi mesi, invece, le rockstar, nello specifico Phil Rudd (batterista degli AC/DC), provano ad essere persone migliori per un giudice che potrebbe portarli in carcere, dopo aver provato commissionato un omicidio.

Nel 1970 il ministro degli Esteri, Aldo Moro visita l’Iran e viene ricevuto dallo Scià, Mohammad Reza Pahlavi. Nel 2015 Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri, lascia il proprio dicastero e inizia un percorso con l’Eni.

Nel 1970 il calcio ci faceva battere il cuore, era una battaglia, la faccia bagnata del tifoso dopo la finale persa, in Messico, con il Brasile. 45 anni dopo il calcio sembra, solo, un gioco tra corrotti.

Libero è chi non confonde il passato con un freepass. Dai giorni sfioriti dovremmo recuperare anche i re, come Umberto Bindi (censurato a causa della sua omoaffettività), che hanno subito un ingiusto scacco matto.

Se si recupera senza un senso valgono anche i progetti assurdi. Perché Karen Walker non prende il posto del Papa e propone ai fedeli di bere vodka liscia senza olive (che rubano spazio)?

Libero è chi rinuncia al super spoiler su Game of Thrones

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi può vedere, leggere, vivere una storia senza fretta.

Sui social, in queste ore, è scoppiato l’ennesimo spoiler su, nello specifico, il finale della quinta serie di Game of Thrones trasmesso, negli Stati Uniti, la scorsa domenica. A sostegno dell’antipatico svelamento una serie di articoli che affrontano: tutte le teorie dei fan (Wired), la controfigura utilizzata da un personaggio (Giornalettismo), il richiamo a delle soap-opera con situazioni analoghe (Vanity Fair), la preparazione del singolo spettatore (TvZap), …

Quanto sta succedendo sulla serie più scaricata di sempre si è verificato, nelle scorse settimane, anche su Grey’s Anatomy. La notizia riguardante la scomparsa di uno dei personaggi chiave del Seattle Grace Hospital si diffusa in pochissimi secondi.

Libero è chi dribbla lo spoiler e prova a sopravvivere nello stesso spazio occupato dall’aspirante secchione che spunta un finale a caso pur di dimostrare che ne sa più, semplice fruitore di una storia.

Libero è chi prende atto che il lieto fine o comunque il finale non è più, ahimè, il perno di un racconto e si concentra su altri segmenti del percorso narrativo. Mai come oggi la meraviglia vera si vede, legge, vive nell’inizio.

La Stampa, mentre ci si intrippava su chi e cosa ha fatto inciampare il tal personaggio di Game of Thrones, raccontava una singolare scoperta fatta da un gruppo di signore del Trentino. Le settantenni, prima di concludere la propria storia terrena, han deciso di vedere, per la prima volta, il mare.

Libero è chi non rinuncia al wow e in assenza di un finale atteso si regala una partenza pirotecnica.

Libero è chi investe sulla cultura (con gli Italiani Made in China)

Questo articolo è stato scritto per Virgin Radio.

Libero è chi si slaccia dal livore e non fa scoppiare un petardo solo per il piacere, perverso, che provoca un’esplosione.

In questi giorni si fa un gran parlare delle persone in più, del surplus di speranza, della presunta implosione degli immigrati. C’è chi li conta e chi capisce la relazione matematica tra il cittadino medio e la regione (spacciata) per modello.

Libero è chi spezza il silenzio e inizia a sentire le storie che, secondo dopo secondo, si mischiano alle nostre.

Il mondo che cambia è al centro di “Italiani Made in China”, il nuovo, fighissimo, programma di RealTime che presenta alle seconde generazioni il punto di partenza delle famiglie, operanti in Italia.

Libero è chi, come Connie, media tra una madre (che non la vuole così italiana) e un paese che prova a farla sentire in colpa.

Libero è chi, come Massi, passa i propri giorni con più genitori (2 italiani e uno cinese). Il corpo delle famiglia italiana cambia più velocemente delle vacue pippe politiche.

Libero è chi, come Francesca, prova a capire perché si sente come una goccia d’olio in una pozzanghera d’acqua.

Libero è chi, 40 anni dopo (circa) l’uscita di China Girl di David Bowie, non ferma un flusso ma pensa al futuro. Il paese, già oggi, ha più colori della monocratica intolleranza di alcuni italiani.