Un rifiugio d’oro

Questo articolo è stato scritto per D di Repubblica.

Nel 2011 l’8,5% degli italiani si è rivolta ad un negozio specializzato nel ritiro dell’oro. Il dato, emerso da un recente rapporto Eurispes, certifica il successo dell’attività indenne davanti alla crisi. Il successo dei Compro Oro, però, non si può imputare solo alle crescenti difficoltà economiche dei singoli cittadini. Negli ultimi mesi è aumentato anche il valore del metallo.
“Nell’ultimo anno il prezzo dell’oro è aumentato del 60-70%” spiega Pier Luigi Porta, professore dell’università Bicocca. Questo incremento, secondo i gioiellieri, è antecedente al 2011. “L’oro è ai massimi storici dal 2008” sottolinea un negoziante di Perugia. In tre anni sono aumentate le richieste di licenze per ritirare il metallo. “Il mio negozio” racconta una gioielliera della provincia di Milano, “è aperto da due anni. La crisi non ha condizionato i miei affari. Lavoro ininterrottamente. I miei clienti sono per lo più benestanti”. La salute di questa attività non è un caso isolato. Altri Compro Oro confermano il momento fortunato di questo business. “Il mio negozio l’ho aperto nel 2010. L’attività va bene. Prima di essere un Compro oro facevo l’operaio” sottolinea un commerciante di Torino.

La fortuna generata dall’oro ha inquinato un mercato che in Italia esiste da trent’anni. Solo il 4% dei negozianti contattati da D.it ha voluto raccontare la propria esperienza. Gli altri hanno preferito non dimostrare la loro onestà. “Per evitare i truffatori “consiglia un negoziante di Perugia, “i clienti devono osservare bene il negozio. Il Compro Oro affidabile ha la bilancia a vista. Ogni volta dovrebbe far vedere con un pesino di dieci grammi che l’apparecchio funziona bene. I negozianti onesti espongono la licenza, visionano i documenti di tutti I potenziali fornitori e pagano con un assegno se l’importo supera i 999 euro”.
“Compro Oro non ci si improvvisa. I Compro Oro devono avere un capitale sociale di 120mila euro ed essere iscritti all’albo della Banca d’Italia. Dall’istituto dipende il pagamento dell’Iva sull’oro che viene consegnato alle fonderie. Per non pagare l’imposta bisogna avere delle autorizzazioni speciali. L’attività, inoltre, deve essere controllata dai sindaci revisori che rispondono penalmente di eventuali errori” spiega l’orefice.

La clientela di questi negozi rispecchia la società italiana, composta per il 15% da poveri. Secondo i negozianti interpellati solo un acquirente su dieci vende il proprio oro per fronteggiare le spese che le proprie entrate non gli permettono più di fare.
“Il passaggio all’euro ha influito” ipotizza una commessa di Bergamo. “Nel nostro negozio è aumentata la vendita dell’oro usato che noi proponiamo solo se abbiamo il consenso dei proprietari. Prima di esporlo al pubblico lo lucidiamo. Grazie a questo tipo di prodotto abbiamo lavorato bene a dicembre”.
Questo trend si conferma anche online. “Su Ebay” evidenzia Irina Pavlova, responsabile comunicazione del sito, “ogni 26 secondi viene venduto un prodotto della categoria orologi e gioielli. Nell’ultimo anno questa sezione del portale è cresciuta del 10%. La merce che funziona meglio è quella pensata per la middle class”. “L’oro”  conferma Pier Luigi Porta, “è un bene rifugio. Nei momenti di incertezza ritorna”.

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