ammazzacaffè

11/11/2009 · Lascia un Commento

Per malavoglia.

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minchia di re

11/11/2009 · Lascia un Commento

È anche un film. Che non ho ancora visto. Leggendo il libro mi sono reso conto che l’ipotetica trasposizione cinematografica di una storia come questa unica, più che per i protagonisti per il ruolo che ha la terra nel racconto, potrebbe ricordare i segreti di Brokeback Mountain.

C’è una storia omosessuale. Ci sono più matrimoni. Ci sono diversi sacrifici. E persone sacrificate.

E poi c’è il tatto inteso come senso. Tanto quanto Ang Lee Giacomo Pilati scrive in modo carnale creando attorno al lettore uno spazio solido. Più che una sensazione.

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doppio

07/11/2009 · Lascia un Commento

“Al banco un caffè doppio costa 2 euro. Al tavolo 4″
(sabato mattina, in un bar milanese)

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fabio volo

04/11/2009 · Lascia un Commento

Quella mattina, bloccato in un parcheggio degno delle peggiori giornate passate a Gardaland, alla radio c’era Fabio. Volo. Con lui, al telefono, una ragazza impegnata in una relazione non troppo vera. Il fidanzato, secondo il conduttore, non l’amava sul serio. Se l’avesse fatto l’avrebbe lasciata libera. E non in una qualsivoglia esclusiva a causa della quale lei, poi, avrebbe escluso lui dalla sua vita.
A questa forma di possesso ho ripensato. Questa mattina. Bloccato tra molti benpensanti.
Durante un incontro, di lavoro, il mio interlocutore mi ha fatto presente che una persona gli aveva detto che tra noi, me e lei, c’era un’esclusiva. Di cui però io non so nulla.
Per eccesso di zelo, e buona educazione, la persona con quale ho ragionato questa mattina non mi ha rivelato il nome dell’innominato.
Di quella enorme e fottuttissima testa di cazzo che non ha avuto la decenza di spiegarmi direttamente che rapporto ci lega.
Se vuoi rimediare, e te lo auguro, scrivimi in privato senza provare a vincere le olimpiadi dei sei gradi di separazione. Ok?

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figo

30/10/2009 · Lascia un Commento

Ci sono giornalisti. E giornalisti. Alcuni rattrappiscono. Altri raccontano. I primi affermano. I secondi si fanno delle domande. E le condividono. Provando a dare un contributo affinché si possa parlare di futuro.
Io non sono un giornalista. Non lo sono mai voluto diventare. Finchè ci sarà in Italia, solo in Italia, l’ordine le critiche sulle varie caste sono solo affermazioni.
Presenti come quel livore che prima o poi si manifesta.
Davanti fortunatamente non ho solo rabbia. Ma tanti lettori attenti. Che stimo. Anche se a volte mi fanno incazzare.
Fare insieme però un passo verso quel futuro di cui si è ampliamente disguito in questo post è però una di quelle soddisfazioni che un qualsiasi magazine patinato non potrà mai darti. Scrivere per XYZ fa solo figo. Poi?

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occhio

27/10/2009 · Lascia un Commento

È dappertutto la televisione. Se non sei tu ad usare il mezzo è lei, attraverso i vari social network, a sfruttarti. La prima puntata del Grande Fratello non l’ho vista eppure qualcosa di quanto trasmesso da Canale 5 l’ho capito. Anch’io. Se non sbaglio l’occhio del Grande Fratello osserva delle tette. Tante tette. Gay. Non solo uno. A occhio. Un trans. Secondo me è George. E orfani. Tutti o quasi. Altro che canto del cigno. Questi si stanno organizzando per il remake del Canto di Natale.
P.S. Sono l’unico a riflettere sull’età dei partecipanti del GF10? Chi in quella casa alloggia è cresciuto a colpi di nomination. Rettifico. La tv si fa guardare. Ti sfrutta. A volte ti mangia.

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lunedì

26/10/2009 · Lascia un Commento

Sabato, in tv, qualcuno ha chiesto a qualche giornalista cosa pensassero di X Factor. Di Marco. Di Chiara. E delle Yavanna. Gusti personali a parte di loro solo in pochi hanno espresso un concetto avvalendosi di una grammatica comunicativa condivisibile. Ad un certo punto sembrava che facessero a gara per denigrare persone che come loro lavorano senza ottenere però un compenso spesso che li permetta di vivere serenamente. Arrivare alla fine del mese, senza l’acqua alla gola, per qualcuno è difficile. Scommettiamo che se a scrivere della crisi fossero chi quotidianamente con il problema si confronta leggeremo, con molta probabilità, qualcosa di più interessante?

Domenica, in tv, da Barbara D’Urso qualcuno ha difeso lo stupro. Tutto sommato ci sta. La democrazia è anche avere il coraggio di confrontarsi con opinioni contrarie alla civiltà. Di fatto chi presenta tale barbaria su un media dovrebbe avere, secondo me, il dovere di condannare tale comportamento. Lo dovrebbe fare con credibilità. Certo le risse delle puntate precedenti non aiutano la presentatrice ad essere percepita come autorevole.

Lunedì. Preparo le nuove interviste per polisblog.it. È da un po’ che non mi capitava di interfacciarmi con un giornalista pirla. Nei modi. E per davvero. Un esempio raro di maleducazione filtrato dall’ufficio stampa che con me sta lavorando. Anche nel suo interesse.

Domani ci penso. A certe persone, pagate (e non poco) bisognerebbe vietare di esprimere le proprie opinioni in pubblico.

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inverno

26/10/2009 · 1 Commento

È il prossimo tatuaggio.

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ex

19/10/2009 · Lascia un Commento

Il cambiamento è figlio di un malessere. Puoi pure chiamarlo ricerca intellettuale. La sostanza, però, non cambia. Se la relazione, affettiva o amorosa, con una persona funzionava, o aveva le caratteristiche per durare nel tempo, mica la interrompevi.

Non tutti i problemi finiscono però con la fine del rapporto. Mentre tu continui a cercare i tuoi ex si incontrano. E ti chiedono un parere l’uno sull’altro.

Tu di essere politicamente corretto non ne hai voglia. Neanche dopo.

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svastica

19/10/2009 · Lascia un Commento

Il tatuaggio è per sua natura discutibile. Personale. E unico. Racconta, comunque, qualcosa di te. Nel peggiore dei modi possibili. Senza spiegazioni.
A quel uomo delucidazioni le avrei chieste. Perchè mai uno dovrebbe farsi tatuare sulla mano destra una svastica?
Probabilmente per credo. Fedeltà ad un sistema assolutistico che non prevede un pensiero pluralista.
Di quel tatuaggio, più che la presenza, mi ha fatto arrabbiare questo. Il pensiero che in giro ci siano tatuatori che con il loro lavoro avallino queste idee. Storicamente sbagliate.
E poi ci si lamenta dei giornalisti.

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